«Ora mi sento sereno e libero di non dover più fingere anche se all’inizio non è stato semplice, il mondo mi è crollato addosso».

Per mesi ha avuto paura di essere scoperto. Poi, quando gli hanno messo una scorta, ha capito che forse era già troppo tardi. Adriano Cappellari oggi racconta con le lacrime e il peso della vergogna una storia che, passo dopo passo, gli è sfuggita di mano. Le lettere minatorie, le minacce, fino a quel pacco incendiario davanti alla sua casa di Enego: era tutto inventato. Eppure, a un certo punto, quella finzione era diventata terribilmente reale. Sul Corriere del Veneto, una toccante intervista di Rebecca Luisetta, che è riuscita a tirare fuori l’anima autentica da questo ragazza dalla faccia pulita che aveva ingannato tutti. Non proprio tutti.

«Quando mi hanno dato la scorta mi sono reso conto che la cosa era più grande di me e che non sarei più riuscito a gestirla», confessa al Corriere del Veneto. È lì, racconta, che qualcosa dentro di lui si è spezzato. Aveva cercato di costruire una storia per difendersi dalle pressioni che sentiva, per fare in modo che gli altri capissero il suo disagio. Ma si era ritrovato circondato da persone che credevano davvero che fosse in pericolo. E allora è arrivata la paura. Non più soltanto quella di essere scoperto, ma quella di non riuscire più a fermarsi. «Volevo parlarne con qualcuno ma poi mi sono bloccato», dice.

Fino all’arrivo dei carabinieri. Un momento che, paradossalmente, oggi ricorda con sollievo: «Ho pensato che finalmente fosse finita». E poi una frase che racconta tutta la sua resa: «Sono contento che mi abbiano fermato loro». Per la prima volta non doveva più inventare, spiegare, sostenere quella parte. Poteva smettere di fingere. «Ora mi sento sereno e libero di non dover più fingere», racconta. Una serenità che arriva dopo il crollo, dopo la confessione e dopo aver visto negli occhi dei genitori la delusione per quello che era successo.

Cappellari sa di aver ferito e tradito la fiducia di molte persone. Sa che il suo gesto ha avuto conseguenze molto più grandi di quelle che aveva immaginato. E chiede perdono.

La scorta, in questa storia, resta il simbolo più doloroso del suo errore: qualcuno aveva creduto così tanto alle sue parole da mettergli accanto uomini per proteggerlo. Ed è proprio allora che lui ha capito di essere diventato prigioniero della sua stessa menzogna.

Adesso dice di voler ricominciare. Prima dovrà fare i conti con la giustizia. Poi vorrebbe tornare a studiare, forse a Lettere. «Voglio solo trovare il modo di ricominciare», dice. È il desiderio di questo ragazzo con tratti mitomani che, oggi smonta il castello che aveva costruito attorno a se stesso. Si ritrova ora a dover ricostruire la propria vita partendo dalla verità.

Un ragazzo che è stato comunque fortunato perchè non a tutti, dopo averla fatta così grossa, è stata data tanta opportunità di clemenza.  Merito anche del suo avvocato Roberto Rigoni Stern, che non è uno sprovveduto e ha fatto riabilitare questo giovane agli occhi dell’opinione pubblica in maniera strategica e da manuale perfetto del penalista. La mossa di sceglierlo è stata azzeccatissima.

di Redazione AltovicentinOnline

 

 

 

 

 

 

Quanti Adriano Cappellari intorno a noi? Sono i tempi di chi vuole fama prima della gavetta necessaria per imparare davvero – AltoVicentinOnline

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