Travolto all’alba mentre va in bicicletta, lasciato sull’asfalto senza che chi lo ha appena investito si degni di fermarsi, verificare le sue condizioni, chiamare i soccorsi. È successo lo scorso 5 maggio a San Vito di Leguzzano: una storia che, al di là dell’esito fortunatamente non drammatico, mette ancora una volta a nudo un problema enorme di civiltà sulle nostre strade.

Al termine di una meticolosa attività investigativa, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Schio hanno identificato e denunciato alla Procura di Vicenza un 49enne residente a Schio, ritenuto responsabile di fuga a seguito di sinistro stradale con ferito e omissione di soccorso.

Travolge il ciclista e scappa

È la prima mattina del 5 maggio, nel territorio di San Vito di Leguzzano. Secondo la ricostruzione dei militari, il 49enne, alla guida della propria auto, avrebbe travolto un ciclista 42enne del posto. L’impatto c’è, il ferito cade a terra. E qui si consuma la parte più inaccettabile della vicenda: invece di fermarsi, l’automobilista accelera e si dilegua, cercando deliberatamente di far perdere le proprie tracce.

Nessuna frenata per sincerarsi delle condizioni della persona appena investita, nessuna telefonata al 118, nessun minimo atto di responsabilità. Solo fuga. Un comportamento che non è una “leggerezza”, ma un atto grave sul piano penale e, prima ancora, sul piano etico: lasciare a terra un ferito è voltare le spalle, consapevolmente, alla possibilità che qualcuno possa morire senza aiuto.

Per fortuna, il ciclista se l’è cavata con lesioni lievi, medicate al pronto soccorso dell’ospedale Alto Vicentino di Santorso. Ma il punto non è “è andata bene”: è che poteva andare malissimo, e l’automobilista ha scelto di scomparire.

Indagini pazienti, civiltà mancata

I Carabinieri hanno avviato subito le indagini, incrociando testimonianze, riscontri tecnici e ogni elemento utile a dare un nome e un volto a chi aveva preferito la fuga al senso di responsabilità. Alla fine, i tasselli sono andati al loro posto e le prove raccolte a carico del 49enne sono state giudicate “concordanti e solide”.

L’uomo è stato deferito in stato di libertà alla Procura e, contestualmente, i militari hanno provveduto al ritiro della patente di guida, in vista del successivo provvedimento di sospensione. È il minimo. Perché chi dimostra una tale leggerezza verso la vita altrui – e verso le regole più basilari del vivere in comunità – non può pensare di continuare a circolare come se nulla fosse.

Non “un caso”, ma un campanello d’allarme

Il fatto di San Vito di Leguzzano non è un semplice episodio di cronaca nera da archiviare con sollievo perché “non è successo il peggio”. È l’ennesimo campanello d’allarme su un atteggiamento purtroppo sempre più diffuso: quello di chi vive la strada come un territorio privato, dove conta solo arrivare prima, dove l’altro,  pedone, ciclista, motociclista,   sembra  ingombro, non una persona.

L’omissione di soccorso, specie dopo un investimento, è la linea rossa che separa l’errore,  che può capitare a chiunque,  dalla disumanità. Si può sbagliare alla guida, ma abbandonare un ferito sull’asfalto è una scelta. Ed è una scelta che la comunità non può accettare come “incidente di percorso”.

L.C.

 

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