A Schio c’è chi le ordinanze comunali sembra considerarle più un suggerimento che un obbligo. E così, mentre il Comune prova a mettere un freno alla cosiddetta ‘mala movida’, c’è un minimarket del centro storico che, secondo quanto accertato dalla Polizia locale, avrebbe continuato a fare tutt’altro: non solo restare aperto oltre l’orario consentito, ma trasformarsi di fatto in un bar abusivo, con clienti intenti a consumare alcolici ben oltre le 22. Chiusura imposta dal Comune e la titolare denunciata anche per resistenza e violenza a pubblico ufficiale.

Dal minimarket al bar clandestino: il salto è breve
L’attività era già stata destinataria di un provvedimento di chiusura poche settimane prima. Evidentemente, almeno stando agli accertamenti degli agenti, l’ordine non aveva prodotto l’effetto sperato. Dalla fine di settembre, infatti,  il Comune di Schio aveva introdotto ulteriori restrizioni per alcune categorie di esercizi del centro storico, imponendo la chiusura entro le 20 e limitazioni alla vendita di alcolici da asporto. Misure pensate per contenere gli eccessi della movida e riportare un po’ di ordine nelle ore serali.
Nel fine settimana, però, due pattuglie della Polizia locale Alto Vicentino hanno trovato un quadro ben diverso da quello previsto dalle disposizioni comunali. Dopo le 22, all’interno del minimarket c’erano numerosi clienti che consumavano alcolici in locali organizzati, di fatto, come un esercizio di somministrazione di bevande. Altro che semplice negozio di alimentari: stando a quanto rilevato dagli agenti, gli ambienti erano attrezzati con sedie, tavoli e impianti audiovisivi. A completare il quadro, una cucina improvvisata alimentata da una bombola a gas. Tutto installato, secondo gli accertamenti, senza le necessarie autorizzazioni.

Sicurezza? Una bombola a gas in un locale non autorizzato
La questione non riguardava soltanto gli orari e la vendita di alcolici. Secondo quanto riferito dalla Polizia locale, i locali non presentavano caratteristiche edilizie compatibili con l’attività che vi si svolgeva e l’esercizio operava in violazione delle norme antincendio e di sicurezza per i clienti. Una situazione che ha richiesto anche l’intervento di una squadra dei Vigili del Fuoco del distaccamento locale, incaricata della messa in sicurezza del negozio. Parallelamente, sono state predisposte segnalazioni agli enti competenti per gli aspetti urbanistici, commerciali e igienico-sanitari. Perché quando un negozio si trasforma in un locale dove si beve, ci si intrattiene e si cucina con una bombola a gas, il problema non è più soltanto una serranda abbassata troppo tardi: entrano in gioco anche le condizioni in cui vengono accolti i clienti.

Ordinanza ignorata, titolare denunciata
La titolare, una donna di 43 anni di nazionalità nigeriana, avrebbe inoltre assunto, al momento del controllo, comportamenti che ostacolavano l’attività degli agenti. Per lei è scattata la denuncia alla Procura di Vicenza per la presunta violazione dei provvedimenti dell’autorità, contestata in relazione sia all’ordinanza comunale contro la mala movida sia al precedente ordine di chiusura, oltre che per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Nel corso del controllo sono stati identificati anche diversi avventori. Tra questi, gli agenti hanno individuato un uomo ricercato da giorni per aver fornito generalità risultate false durante un precedente accertamento di polizia. Anche per lui è prevista una segnalazione all’autorità giudiziaria.

La mala movida non si combatte soltanto con le ordinanze
Il caso riporta al centro una domanda tutt’altro che marginale: a cosa servono le restrizioni, se un’attività già destinataria di un ordine di chiusura viene nuovamente trovata aperta e utilizzata per scopi diversi da quelli autorizzati? Le ordinanze possono fissare orari e limiti, ma la loro efficacia dipende anche dai controlli e dalle conseguenze delle violazioni. A Schio, questa volta, sono intervenuti Polizia locale e Vigili del Fuoco, con ulteriori segnalazioni agli uffici competenti.

di Redazione AltovicentinOnline

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