I dati ufficiali trasmessi dal Comune in risposta all’interrogazione presentata dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia evidenziano che a settembre risultano 218 persone iscritte nelle convivenze anagrafiche riconducibili ai CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), alle quali si aggiungono 21 beneficiari del progetto OASI-SAI. Complessivamente, si tratta di 239 persone, per una parte significativa concentrate nel centro cittadino. A denunciarlo pubblicamente per l’ennesima volta è il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni, che richiama le principali aree interessate: piazza Almerico da Schio, via Capitano Sella, via Rompato, via Porta di Sotto, via San Giovanni Bosco, via Fusinato, via Marconi e via Baccarini.
“È questa l’accoglienza diffusa e il modello che l’Amministrazione in salsa 5 Stelle considera sostenibile per Schio?” – chiede retoricamente Cioni, evidenziando un progressivo aumento delle presenze nei CAS in città. I numeri, infatti, sono passati da 154 persone a fine 2023 a 171 nel settembre 2024, fino a raggiungere quota 200 nel novembre 2025 e 218 oggi. Anche i beneficiari del progetto SAI sono aumentati, passando da 18 a 21.

Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, si tratta di un dato che contrasta con il quadro regionale e nazionale. “Lo scorso agosto un quotidiano regionale e nazionale riportava l’appello delle cooperative che segnalavano tra i 2.000 e i 3.000 posti CAS inutilizzati in Veneto, mentre il Viminale indicava che, tra gennaio e luglio 2026, gli sbarchi erano diminuiti del 53,7% rispetto allo stesso periodo del 2025”.
Il gruppo consiliare evidenzia quindi una evidente contraddizione: “Mentre gli arrivi diminuiscono e in Veneto vengono segnalati migliaia di posti disponibili, cioè appartamenti vuoti, a Schio le presenze nei CAS aumentano, con l’Amministrazione comunale che non assume un’iniziativa politica per contrastare questa concentrazione, lasciando che la città continui a essere utilizzata come punto di riferimento per l’accoglienza nell’Alto Vicentino”.
La questione non viene sollevata per la prima volta. Già nel novembre dello scorso anno il gruppo aveva contestato la scelta dell’Amministrazione di prorogare per ulteriori tre anni l’adesione al progetto OASI-SAI, chiedendo al sindaco di farsi portavoce presso la Prefettura del disagio manifestato da numerosi cittadini e di promuovere una distribuzione più equilibrata dell’accoglienza sul territorio, almeno rispettando il criterio di uno o al massimo due richiedenti asilo per mille abitanti. “Avevamo inoltre chiesto di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione del Comune, a partire dagli accertamenti anagrafici sugli alloggi destinati ai CAS, soprattutto laddove siano presenti segnalazioni di possibile sovraffollamento che riteniamo debbano essere adeguatamente verificate. Si tratta infatti di appartamenti privati inseriti in contesti condominiali, messi a disposizione delle cooperative o di loro proprietà, una circostanza che, a nostro avviso, non esime dall’applicazione dei controlli anagrafici previsti dalla legge” – ricorda Cioni.

Cioni riconosce che non è il sindaco a stabilire dove vengono collocati i CAS, ma contesta l’immobilismo della prima cittadina. “Sappiamo bene che il sindaco non decide le assegnazioni dei CAS, ma questo non significa che debba limitarsi a subirle. Il sindaco rappresenta la comunità e ha il dovere di interloquire con il Prefetto, manifestando le preoccupazioni della città e chiedendo una distribuzione più equilibrata dell’accoglienza. Il problema, però, è che non siamo di fronte soltanto a una mancata iniziativa: le scelte compiute dall’Amministrazione, a partire dalla conferma dell’adesione al progetto SAI, dimostrano una sostanziale condivisione dell’attuale modello di accoglienza retto dalle cooperative. Un modello che continua a favorire la presenza e la concentrazione di persone in città, senza che il sindaco – attacca ancora Cioni – abbia manifestato la volontà di contrastarne gli effetti. È una precisa scelta politica, della quale è il sindaco a doversi assumere la responsabilità. Noi scegliamo invece di rappresentare la nostra comunità e difenderne gli interessi, anziché assecondare un sistema di accoglienza insostenibile che sta modificando profondamente il volto della nostra città, soprattutto del suo cuore, che più di ogni altra zona dovrebbe essere tutelato nella propria identità storica, culturale e sociale” – ha spiegato il capogruppo di Fratelli d’Italia.

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