Due letture opposte della stessa vicenda, due richieste di responsabilità che viaggiano in direzioni diverse e un caso politico che, a Thiene, continua ad alimentare lo scontro. La vicenda di Alaeddine Kaabouri, consigliere comunale di Alleanza Verdi e Sinistra finito nuovamente al centro delle polemiche dopo aver espresso sostegno a Youssef Siher, diventa terreno di confronto anche tra esponenti della sinistra vicentina. Da una parte il sindaco Giampi Michelusi, che torna a chiedere un passo indietro del consigliere, dall’altra Carlo Cunegato, capogruppo di Avs in Consiglio regionale del Veneto, e Carlo Fontana, segretario provinciale di Sinistra Italiana Vicenza, che contestano quella che considerano una ricerca di un capro espiatorio e mettono in guardia dalla criminalizzazione del dissenso.
Cunegato e Fontana: “La vana ricerca di un capro espiatorio”
La presa di posizione congiunta di Cunegato e Fontana è netta, affidata alle agenzie stampa e ripresa dai quotidiani nazionali. “Dalle notizie che si possono leggere, Youssef Siher viene accusato di cose che appaiono sproporzionate”, affermano, sostenendo che l’operazione mediatica attorno alla vicenda assomigli sempre più a una “vana ricerca di un capro espiatorio”. I due esponenti della sinistra criticano quella che descrivono come una successione di bersagli politici: «Due giorni fa erano gli hacker russi, poi i centri sociali, adesso gli islamisti». Una lettura con cui contestano il modo in cui, a loro giudizio, si starebbe raccontando la protesta, spostando l’attenzione dalle disuguaglianze sociali ed economiche che, secondo loro, sono alla base delle mobilitazioni. Il passaggio più significativo riguarda però la posizione giudiziaria di Siher. “Per noi, come per la Costituzione, Youssef Siher è innocente fino a prova contraria e fino a sentenza definitiva”, dichiarano, chiedendo che la sua posizione venga valutata “attentamente e urgentemente” dall’autorità giudiziaria.
“Non siamo tutti Youssef”: la distanza da Kaabouri
La dichiarazione contiene anche una precisazione politicamente rilevante. Cunegato e Fontana non rivendicano una piena identificazione con Kaabouri o con le sue posizioni. “Non siamo tutti Youssef”, scrivono: “le nostre posizioni politiche e le sue, che ha il diritto di esprimere, sono profondamente diverse e non accomunabili: abbiamo visioni del mondo diverse, ma questo non c’entra con la difesa dello Stato di diritto. Rifiutiamo la logica della criminalizzazione del dissenso e della ricerca spasmodica di colpevoli ideologici per coprire il fallimento delle politiche sociali ed economiche del governo”:
Michelusi non arretra: “Chi ricopre un incarico pubblico ha responsabilità particolari”
Il sindaco di Thiene Giampi Michelusi interviene richiamando il ruolo istituzionale ricoperto da Kaabouri e il peso delle sue dichiarazioni pubbliche. “La libertà di espressione è un principio fondamentale della nostra democrazia, così come lo è il diritto di manifestare pacificamente il proprio dissenso”, premette il primo cittadino. Ma subito dopo introduce il punto sul quale fonda la propria critica: “chi ricopre un incarico pubblico ha una responsabilità particolare”. Per Michelusi, le parole e le prese di posizione di un amministratore non restano confinate alla sfera personale, ma si riflettono sul ruolo che ricopre e sui valori che è chiamato a rappresentare. Michelusi ricorda ancora la decisione presa nel dicembre scorso, quando revocò a Kaabouri le deleghe alle politiche giovanili, all’integrazione e alle politiche agricole dopo le sue esternazioni social sulla vicenda di Mohammad Hannoun. Una scelta motivata, spiega, dal venir meno del rapporto di fiducia necessario per svolgere quelle funzioni. E anche in questa nuova occasione il sindaco afferma di essersi attivato, già nella giornata di sabato, presso le autorità competenti, segnalando le dichiarazioni del consigliere a sostegno di Siher, promotore del Movimento 17 ottobre.
Il sindaco: “la libertà di espressione non è un alibi”
Michelusi precisa di non voler entrare nel merito delle responsabilità penali, “il cui accertamento compete esclusivamente alla magistratura”, ma distingue nettamente il piano giudiziario da quello politico. “Spetta invece a chi ricopre un ruolo pubblico rispondere politicamente delle proprie posizioni. La libertà di espressione non può diventare un alibi per sottrarsi a questa responsabilità», afferma.
“Quel seggio merita rispetto”: la richiesta di dimissioni
Il sindaco Michelusi conclude senza lasciare margini di ambiguità sulla propria posizione. “Chi siede in Consiglio comunale deve essere consapevole che rappresentare una comunità significa assumersi la responsabilità dei messaggi che si sceglie di sostenere pubblicamente. Quel seggio merita il massimo rispetto, perché è il frutto della fiducia democratica accordata dai cittadini di Thiene. Il rispetto delle istituzioni e la condanna di ogni forma di violenza devono essere principi irrinunciabili per chiunque ricopra un incarico pubblico-conclude- Chi non si riconosce in questi valori fondamentali dovrebbe trarne le conseguenze con dignità, dimostrando rispetto verso la cittadinanza e facendo un passo indietro con le dimissioni”.
di Redazione AltovicentinOnline
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