Scarsa capacità dell’Alto Vicentino di fare squadra. Una frammentazione politica che, da anni,  impedisce al territorio di ottenere infrastrutture e investimenti strategici.

Il dibattito sulla possibile istituzione del Tribunale della Pedemontana diventa l’occasione per una riflessione più ampia sul futuro dell’Alto Vicentino. A intervenire è il sindaco di Monte di Malo, Mosè Squarzon, che, in un articolato documento, invita il territorio a superare le divisioni politiche e a costruire una strategia comune per ottenere le opere e i servizi che, a suo giudizio, spettano a un’area tra le più produttive del Veneto.

Il primo cittadino parte dalla questione che in questi giorni sta animando il confronto istituzionale: la tutela del Tribunale di Vicenza. La sua posizione è netta. «Dobbiamo guardare all’interesse generale – afferma –. Una scelta politica di questo tipo da parte dello Stato centrale deve tassativamente preservare il Tribunale di Vicenza».

Secondo Squarzon, il problema non è la creazione di nuovi servizi giudiziari, ma il meccanismo previsto dall’attuale normativa, che rischierebbe di sottrarre personale e risorse agli uffici già esistenti. «L’attuale impostazione normativa, che prevede di reperire le risorse necessarie e il personale attingendo dagli uffici giudiziari esistenti, rischia di tradursi in un indebolimento del capoluogo berico», osserva.

Per il sindaco la battaglia da condurre non deve essere contro il nuovo tribunale, bensì per modificare la norma nazionale. «Dobbiamo combattere uniti, non contro la creazione di nuovi servizi in altri territori, ma per una modifica della legge. Lo spirito di un amministratore deve essere sempre costruttivo, mai distruttivo».

Da qui la riflessione si allarga al quadro politico dell’Alto Vicentino. Squarzon denuncia quella che definisce una cronica incapacità del territorio di fare squadra, contrapponendola all’esperienza del Bassanese e delle vallate dell’Agno e del Chiampo.

«Da sindaco civico analizzo una realtà purtroppo evidente: manca una visione comune per le comunità dell’Alto Vicentino. Dovremmo imparare molto dai colleghi del Bassanese. I risultati dimostrano che quel territorio, pur nelle legittime differenze politiche, sa muoversi con unità di intenti e senza distinzione di appartenenza, ottenendo traguardi importanti».

Al contrario, sostiene il primo cittadino di Monte di Malo, l’Alto Vicentino non riesce a esprimere una rappresentanza politica all’altezza del proprio peso economico. «Pur essendo una terra straordinariamente produttiva e con una forza economica di primo livello, non riusciamo a trovare una sintesi. Le spaccature interne impediscono di lavorare concretamente per le nostre comunità e fanno perdere di vista i bisogni quotidiani dei cittadini».

Secondo Squarzon, proprio la frammentazione politica finisce per favorire altri territori nella distribuzione delle risorse e nella realizzazione delle opere pubbliche.

Per spiegare il concetto, il sindaco utilizza anche una metafora. «Uno schiaffo può anche arrossare una guancia, ma un pugno può mettere KO. Il ricco Alto Vicentino oggi, e da troppo tempo politicamente povero, è tale perché non sa colpire come un pugno chiuso».

Una rappresentazione volutamente forte per descrivere quella che definisce una debolezza strutturale della rappresentanza territoriale. «Le nostre divisioni vengono cavalcate per scaramucce di basso livello, utili soltanto a spostare qualche voto su crociate partitiche. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di un vuoto reale generato dalla frammentazione».

A sostegno della propria analisi, Squarzon richiama una lunga serie di infrastrutture che, a suo avviso, attendono risposte da anni: dall’elettrificazione della linea ferroviaria Schio-Vicenza ai collegamenti viari strategici come la Destra Leogra e la variante alla statale del Pasubio, dall’alleggerimento dei principali tratti stradali congestionati allo sblocco della Valdastico Nord, fino agli interventi di manutenzione del territorio.

«Sono opere di cui si parla dalla notte dei tempi – osserva –. Con una vera strategia d’area vasta sarebbero obiettivi concreti; invece rimangono confinati nel libro dei sogni, mentre le nostre comunità continuano ogni giorno a subire i disagi».

Il sindaco sottolinea inoltre come queste infrastrutture rappresentino un diritto per un territorio che contribuisce in maniera significativa all’economia nazionale. «Sono opere strategiche che il nostro tessuto produttivo meriterebbe anche per quanto ha contribuito e continua a contribuire alle casse dello Stato».

In conclusione Squarzon lancia un appello alla politica locale affinché superi appartenenze e contrapposizioni. «In molti non comprendono che le divisioni si traducono in privazioni per il territorio. Se ci fosse una convergenza trasversale non solo ci si siederebbe ai tavoli dei decisori con maggiore forza, ma si potrebbero persino costruire quei tavoli, ottenendo risultati concreti per la nostra gente».

L’immagine scelta per chiudere il suo intervento è quella di un Alto Vicentino che, anziché essere protagonista delle decisioni, resta ai margini. «Oggi restiamo a guardare, aspettando le briciole cadute dalle tovaglie altrui, utili soltanto ad alleviare una fame cronica che è ormai diventata una patologia politica. Una malattia che può essere curata con un’unica medicina: mettere il bene delle nostre comunità davanti agli interessi dei singoli e degli schieramenti».

di Redazione AltovicentinOnline

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