AGI – La carne rossa, alimento cruciale nell’evoluzione umana per milioni di anni, potrebbe oggi contribuire alla diffusione di malattie croniche e all’aggravarsi della crisi ambientale globale. È quanto sostiene una revisione interdisciplinare coordinata da Juston Jaco, Kalyan Banda, Ajit Varki e Pascal Gagneux e pubblicata su The Quarterly Review of Biology, che ricostruisce circa tre milioni di anni di rapporto tra ominidi e consumo di carne.
“L’importanza culturale della carne rossa nelle moderne diete euro-americane, tipicamente incentrate su bistecche e arrosti, riflette ideali e pregiudizi che influenzano le ipotesi sulle diete dei primi ominidi”, osservano gli autori.
La revisione contesta anche alcune teorie tradizionali sul ruolo della carne nello sviluppo cerebrale umano
Secondo i ricercatori, le proteine da sole non rappresentano una fonte energetica ideale per il cervello e il successo evolutivo umano sarebbe derivato piuttosto da una strategia alimentare ampia e flessibile, capace di combinare risorse vegetali e animali. Lo studio individua un punto di svolta nella rivoluzione agricola di circa 10-12 mila anni fa. Sebbene l’agricoltura abbia aumentato la disponibilità di cibo, avrebbe ridotto la diversità alimentare, favorendo per esempio la diffusione della carenza di ferro nelle popolazioni che basavano l’alimentazione soprattutto sui cereali.
Gli autori evidenziano però soprattutto gli effetti del moderno consumo industriale di carne rossa
Ampi studi epidemiologici associano infatti il consumo di carne rossa e lavorata a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, tumore del colon-retto e mortalità generale. La revisione ricorda che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro classifica la carne lavorata come cancerogena di gruppo 1 e la carne rossa non lavorata come probabilmente cancerogena.
Il lavoro analizza anche un possibile meccanismo molecolare esclusivamente umano chiamato “xenosialite”. Gli esseri umani hanno perso circa due milioni di anni fa la capacità di produrre la molecola zuccherina Neu5Gc, ancora abbondante nelle carni rosse comunemente consumate. Una volta ingerita, questa sostanza può incorporarsi nei tessuti umani e interagire con anticorpi del sistema immunitario, generando un’infiammazione cronica di basso grado che, secondo gli autori, potrebbe favorire aterosclerosi, tumore del colon-retto e forse anche declino cognitivo.
La revisione affronta inoltre gli impatti ambientali dell’allevamento intensivo, responsabile di circa il 15% delle emissioni globali di gas serra, oltre che di deforestazione, contaminazione delle acque e diffusione della resistenza agli antibiotici. Gli autori precisano che il lavoro non intende promuovere l’eliminazione totale della carne rossa dall’alimentazione, ma inserire il consumo contemporaneo in un contesto storico ed evolutivo più ampio. “La natura, la portata e il contesto del consumo di carne rossa odierno differiscono drasticamente da quelli del nostro passato evolutivo”, concludono i ricercatori.
Stampa questa notizia




