I cittadini veneti che avessero necessità dell’assistenza in pronto soccorso troveranno una novità che si sperimenta per la prima volta in Italia: un’organizzazione profondamente modificata rispetto al passato che prevede tra l’altro la presenza in sala d’attesa di uno “steward” professionale adeguatamente formato per fornire tutta l’assistenza necessaria ad un paziente o ai famigliari in attesa: informazioni sulla situazione del momento della struttura, sui presumibile tempi d’attesa, sui motivi della stessa, sulle condizioni della persona che si trova in trattamento.

 

Il tutto abbinato ad una serie di migliorie ambientali, come il collegamento wi-fi, prese per la ricarica di apparecchi elettronici, distributori d’acqua, monitor dove appare la situazione del singolo paziente in attesa e, in alcuni casi, anche poltrone più comode e posizionate in modo che tutti possano visionare agevolmente i monitor di sala.

E’ questa, in sintesi, quella che il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha definito la “rivoluzione degli angeli” presentando, oggi a Venezia, i nuovi servizi che prenderanno avvio nei pronto soccorso del Veneto a partire da lunedì 1 settembre. Con Zaia erano presenti l’Assessore alla Sanità Luca Coletto, il Direttore Generale della Sanità veneta Domenico Mantoan, il Responsabile del Suem 118 Paolo Rosi e quello della formazione degli operatori Daniele Frezza.

Gli “angeli” già formati sono 380 (tutti operatori sanitari già inseriti nel sistema); a loro si aggiungeranno 60 giovani neolaureati nelle discipline sanitarie che stanno concludendo la formazione ad ognuno dei quali andrà una borsa di studio di 15.000 euro l’anno; ed un numero imprecisato, ma sicuramente elevato di volontari, vista l’accoglienza che l’iniziativa ha avuto nel settore.

L’intera operazione è costata circa 2 milioni di euro.

“Siamo i primi d’Italia – ha detto Zaia – a sperimentare un nuovo approccio all’attività dei pronto soccorso, che vogliamo rendere ancora più efficiente e vicina anche agli aspetti umani delle persone in attesa, che stanno vivendo un momento comunque difficile, a prescindere dalla gravità della patologia e che potranno trovare motivo di tranquillità nel ricevere assistenza e tutte le informazioni di cui necessitano. Non solo, ma spiegare in maniera semplice e diretta i motivi di un’attesa o il livello della propria patologia, contribuirà a rispondere alla richiesta più pressante che ricevo quotidianamente tramite lettere e mail della gente: più informazioni, più contatto con i sanitari (non possiamo certo chiedere ai medici di uscire dagli ambulatori dove stanno curando), spiegazioni sulle attese, che spesso hanno motivazioni ben precise, ma che vengono comunque percepite come un’inefficienza. Mano a mano che verificheremo il funzionamento del tutto – ha aggiunto Zaia – ovviamente valuteremo se fare degli aggiustamenti migliorativi. Siamo i migliori a curare – ha incalzato – ma vogliamo crescere anche sul fronte dell’umanizzazione del rapporto con i nostri malati. Per questo parlo con convinzione di rivoluzione degli angeli, perché di una rivoluzione si tratta, non solo sul piano organizzativo ma anche su quello concettuale di una grande macchina come quella sanitaria prioritariamente rivolta alla persona che soffre”.

“Già oggi – ha tenuto a rimarcare Coletto – il sistema dei pronto soccorso del Veneto è quello con le medie d’attesa più basse d’Europa, ma possiamo e vogliamo migliorare questa performance, perché le novità riguardano non solo le sale d’attesa ma anche le modalità di accesso alle cure, con l’accesso diretto alle visite specialistiche per pazienti particolarmente fragili come bambini o donne in gravidanza; fast track specialistico con l’invio immediato del paziente al reparto specifico una volta diagnosticata la patologia, accesso immediato al reparto in caso di ricovero senza attese nei corridoi”.

La riforma dell’attività dei Pronto soccorso riguarda anche i tempi di attesa per i diversi codici di gravità. L’obbiettivo tendenziale senza naturalmente lasciare nessuno senza cure, è stato spiegato oggi, è quello di arrivare ad un massimo di 4 ore per i codici bianco (il meno grave) e verde che, assieme, costituiscono circa il 90% degli accessi totali. Si tratta di un’indicazione alla quale le strutture dovranno prestare particolare attenzione perché, ha detto Mantoan, i tempi saranno considerati tra i parametri per l’accreditamento istituzionale sia nel pubblico che nel privato a partire dal primo gennaio 2016.

Nei pronto soccorso del Veneto accedono ogni anno circa 2 milioni di persone, che generano circa 14 milioni di prestazioni.

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