«Caos totale» a quindici giorni dall’apertura delle Case di comunità in Veneto. È il giudizio tranchant delle consigliere regionali del Partito Democratico e componenti della commissione sanità, Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo, che puntano il dito contro il centrodestra al governo a Roma e in Regione, accusato di essere arrivato impreparato all’appuntamento con la riforma della sanità territoriale.
Secondo le esponenti dem, dopo anni di tempo a disposizione per progettare e organizzare le nuove strutture, «nessuno è in grado di dire come verranno dotate di personale sanitario». Un’incertezza che, denunciando l’«affossamento definitivo» della riforma Schillaci – definita «vaga, confusa e mai discussa con il mondo della sanità» – viene indicata come il culmine di una gestione fallimentare.
«Solo 3 Case di comunità pienamente operative su 99»
Luisetto, Bigon e Sambo ricordano di aver chiesto da mesi alla Regione dati e informazioni sullo stato di avanzamento delle Case di comunità. Il quadro che tracciano è sconfortante: «Il dato, risicato ma eloquente, è che solo 3 su 99 risulterebbero pienamente operative in primavera».
Per le consigliere del Pd, non è più il tempo delle giustificazioni: «Ci sono stati anni per mettere in piedi, oltre le mura, anche l’organizzazione di questi nuovi presidi territoriali. Invece si è arrivati all’ultimo, senza un modello chiaro di funzionamento».
Nel mirino finisce anche il tentativo, da parte di alcune aziende sanitarie, di “tamponare” l’assenza di personale dedicato. In particolare, le consigliere citano il caso dell’Ulss 8 Berica, che «vorrebbe spostare una parte di medici dagli ospedali alle Case di comunità», con il rischio – sostengono – di «lasciare sguarniti i reparti e allungare ulteriormente le liste d’attesa».
Un’operazione definita «ancora più dannosa», perché sposterebbe il problema da un ambito all’altro senza affrontare il nodo strutturale della carenza di medici e operatori sanitari.
«Medicine di gruppo integrate nel limbo»
Il fronte delle incertezze, proseguono Luisetto, Bigon e Sambo, riguarda anche il futuro delle medicine di gruppo integrate, considerate un tassello fondamentale della sanità territoriale. «È notte fonda», dicono le consigliere, riportando le preoccupazioni di diversi amministratori locali.
«Ci sono sindaci e amministratori che, chiedendo chiarimenti, si sentono rispondere dalla Regione che tutto è fermo, in attesa di un accordo nazionale e di quello integrativo regionale». Ma con lo stop alla riforma Schillaci a livello nazionale, il timore del Pd è che l’intero impianto della riorganizzazione territoriale resti bloccato a tempo indeterminato.
«Una pagina vergognosa, sembra si voglia affossare la sanità pubblica»
Il giudizio politico delle tre consigliere è durissimo: «Se a Roma è saltato tutto, per colpa di un modo scellerato di gestire questa enorme partita, ora cosa succederà?».
Per Luisetto, Bigon e Sambo quella che si sta scrivendo è «una pagina vergognosa, senza precedenti», che alimenta il sospetto che «una certa parte politica abbia la volontà di affossare, non di riformare, la sanità pubblica».
Al centro della critica resta la sensazione di un’occasione mancata: le Case di comunità, nelle intenzioni, dovevano rappresentare il perno di un nuovo modello di assistenza di prossimità, capace di alleggerire i pronto soccorso, seguire i pazienti cronici sul territorio e integrare medici di base, specialisti e servizi sociali. Per l’opposizione, il rischio concreto è che, senza personale e senza regole chiare di funzionamento, questi nuovi presìdi restino scatole vuote o finiscano per indebolire ulteriormente ospedali già sotto pressione.
Stampa questa notizia




