Il 2015 si è chiuso con un segnale positivo per l’occupazione dipendente nelle imprese artigiane della provincia di Vicenza (+0,1%). Nel secondo semestre, infatti, si è registrato il primo aumento negli ultimi otto anni. Un segnale incoraggiante, che emerge dai dati contenuti in una ricerca curata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza su un campione significativo di 2.178 aziende.

In termini percentuali, le imprese che hanno effettuato assunzioni nel corso del secondo semestre 2015 sono state il 26,6% del totale-campione, quasi 5 punti percentuali in più rispetto all’incidenza osservata nell’anno precedente. In termini assoluti, il numero di assunzioni è aumentato del 17,4% rispetto al secondo semestre 2014, a fronte di un aumento di cessazioni dei rapporti di lavoro pari al 14,9%.

Sebbene non si possa parlare di “svolta” vera e propria, dopo un periodo di forte contrazione, a leggere in profondità i dati emergono alcuni elementi significativi. Ad esempio, analizzando i dati a disposizione riferiti alle aziende che si affidano all’Associazione per l’elaborazione delle paghe e la gestione del personale, rispetto al 2014 nell’anno appena trascorso sono quasi triplicate le trasformazioni dei contratti da tempo determinato a indeterminato, e dell’ 85% le assunzioni ex novo a tempo indeterminato. Numeri confortati dal fatto che gli accordi di cassa integrazione sono diminuiti del 30% nel 2015 rispetto all’anno precedente.

operai“A spiegare tale inversione di rotta – commenta Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Vicenza – concorrono diversi fattori. In primis una ripresa, seppur non particolarmente sostenuta, dell’economia, specie in alcuni settori, come la metalmeccanica, asse portante dell’economia artigiana nel nostro territorio; anche il Jobs Act ha avuto degli effetti positivi, con l’introduzione di alcune semplificazioni sulla disciplina dei contratti di lavoro ma soprattutto con l’avvento del contratto a tutele crescenti che consente alle imprese, specie quelle con più di 15 dipendenti , di poter contare su una regola certa in caso di licenziamento, definendo a priori il costo ed evitando in tal modo le incertezze derivanti dalla precedente disciplina dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Una spinta importante verso le assunzioni a tempo indeterminato è venuta indubbiamente dall’esonero contributivo introdotto dalla legge di Stabilità 2015; la norma, infatti, per ogni assunzione a tempo indeterminato avvenuta nel corso dello stesso anno, garantisce all’impresa un risparmio contributivo di 8mila euro l’anno per tre anni, ora purtroppo ridotto a 3.200 euro all’anno e per soli due anni nel caso delle assunzioni nel 2016.”

Naturalmente la variazione degli occupati ha andamenti differenti nei territori: se l’occupazione artigiana è cresciuta dell’1,8% nell’area di Schio e dello 0,9% nell’Agno-Chiampo e Area Berica, dall’altra si è registrata una contrazione nell’area di Bassano-Marostica (-1,3%) e, più contenuta, in quelle di Vicenza (-0,6%) e Thiene (-0,4%).

“Ciò dipende – commenta Sandro Venzo, componente di Giunta Confartigianato con delega al Lavoro e alla Formazione – dai settori che contraddistinguono i vari territori. Infatti, incrociando le evidenze geografiche con quelle dei diversi comparti, si nota per esempio che il settore Legno e Arredo tipico della zona bassanese ha avuto un calo di occupati, mentre c’è stata una crescita nelle aziende della Produzione (comparto Meccanica), forte nell’area scledense”. Sempre a proposito di settori, aumentano gli occupati del comparto della Mobilità (+2,6%), della Comunicazione (+0,6%) e della Moda (+0,4%).

Osservando invece i dati secondo la suddivisione per genere, si nota che l’occupazione maschile è cresciuta dello 0,4%, mentre quella femminile ha mostrato una leggera flessione, pari a -0,4%. “Anche in questo caso – aggiunge Venzo – incrociando tale dato con quelli dei settori di attività si nota come i numeri evidenzino la difficoltà di reperire particolari professionalità tradizionalmente femminili come sarte, decoratrici e ceramiste”.

Lavoratori-stranieriQuanto alla nazionalità, la crescita degli occupati nell’artigianato vicentino ha interessato solo la componente italiana, che nella seconda metà del 2015 è aumentata dello 0,6%; la manodopera straniera, invece, ha palesato una consistente contrazione, pari a -2,6%. Per Venzo, è un “effetto di quella crisi che ha colpito in particolare i settori in cui gli stranieri sono maggiormente presenti, come l’edilizia. Un comparto che soffre ancora, pur mostrando alcuni segnali positivi che provengono, come evidenziato da un recente rapporto Istat, dalla maggiore specializzazione sugli interventi rivolti al patrimonio esistente, cui si aggiungono gli incentivi per ristrutturazioni e risparmio energetico”.

Quanto alle età, crescono consistentemente le persone oltre i 50 anni (+8,6%), in leggero calo risulta la fascia dai 30 ai 50 anni (-0,7%), mentre gli occupati fino a 29 anni di età mostrano una forte flessione, pari a -4,3%. L’aumento di occupati “over 50” è dovuto da un lato al progressivo invecchiamento del personale, e dall’altro ai cambiamenti della normativa pensionistica, che riducono le uscite dal mondo del lavoro. E questo spiega il significativo calo di occupanti tra gli “under 30”.

A livello di figure professionali, si registrano una forte crescita degli impiegati, con una variazione pari a +4,3%, e un contenuto aumento degli operai (+0,3%). “Ciò significa – conclude Venzo – che le aziende hanno bisogno di personale qualificato, per esempio nell’internazionalizzazione, e di tecnici capaci di introdurre quei fattori di innovazione, di processo e di prodotto, ormai indispensabili. D’altro canto, il dato ci dice anche che gli operai, magari in cassa integrazione durante i momenti più duri della crisi, sono stati reintegrati; senza dimenticare poi che alcune professionalità sono sì ricercate dalle imprese, ma senza successo”.

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