C’è chi corre per vincere e chi corre per conoscersi. Alessio Kevin Zambon appartiene a entrambe le categorie, ma con una marcia in più: quella che porta lontano, dove il fiato si accorcia e la mente diventa l’unica vera alleata. Nato nel 1992 a Thiene, insegnante di meccanica e atleta di trail e ultra trail running, Zambon ha trasformato la fatica in un linguaggio quotidiano e la montagna in una casa senza muri. Dalle prime gare sui sentieri del Pasubio fino al deserto della Marathon des Sables, passando per le grandi ultra alpine e le spedizioni himalayane, la sua è una storia di costanza, esplorazione e crescita personale. Oggi, con una vittoria alla Trans d’Havet alle spalle e una figlia appena nata tra le braccia, continua a correre non solo per alzare l’asticella agonistica, ma per restare fedele a un’idea di sport come equilibrio profondo tra corpo, mente e natura.

“Corro con la squadra Km Sport di Verona, ma ho anche un gruppo di amici con cui condivido non solo la passione per la corsa, ma una vera amicizia – racconta Alessio Zambon -, insegnante di meccanica alle scuole superiori -. Ci alleniamo insieme e spesso viaggiamo per il mondo per gareggiare. Sono alla ricerca di sfide estreme, in fondo mi preparo sempre per mettermi alla prova e alzare l’asticella per raggiungere traguardi agonistici sempre più ambiziosi. Ma non è solo questo il motivo, a darmi la carica è soprattutto la consapevolezza di essere diventato un esempio per tanti amici comuni e compagni di squadra che sono diventati, nel tempo, i miei primi sostenitori.

Come è nata la  passione per la corsa?

La mia passione per la corsa nasce dalla montagna. Prima ancora di correre, praticavo scialpinismo, inizialmente in modo molto amatoriale. Dopo aver smesso di giocare a calcio, e durante gli anni dell’università, cercavo un modo semplice per mantenermi in forma: così ho iniziato a correre, senza una vera programmazione. Dentro di me però l’agonismo c’è sempre stato. Quando ho scoperto che esistevano le gare di corsa in montagna, mi sono subito messo alla prova, anche se all’inizio ero completamente inesperto e privo di un allenamento specifico. La mia prima gara è stata la Super Pippo Sorapache, la storica corsa che parte da Posina e arriva in cima al Pasubio: 10 km con circa 1500 metri di dislivello positivo. Era il 2012 e, all’epoca, quella distanza e quel dislivello mi sembravano un ostacolo enorme. Anche se molti mi conoscono per la corsa, mi considero prima di tutto un amante della natura e delle attività outdoor in tutte le loro forme: dal ciclismo allo sci, fino all’alpinismo.

Con le prime gare ultra, hai scoperto cosa vuol dire scoprire i propri limiti…

Nel 2013 è arrivato quello che posso definire il vero amore: le gare lunghe. Ho corso la mia prima maratona alpina, qualcosa che solo un anno prima consideravo impensabile. Quando ho capito che con dedizione e continuità potevo raggiungere traguardi che mi sembravano irraggiungibili, ho iniziato a crederci sempre di più. Nel 2016 ho affrontato per la prima volta la Trans d’Havet, 80 km con 5000 metri di dislivello. Come molte altre sfide, anche questa mi sembrava impossibile. Eppure proprio questa progressione, scoprire nuovi limiti, affrontarli e rendermi conto di essere più forte di quanto pensassi, è diventata la mia più grande motivazione. Nel 2022 sono riuscito anche a vincere la Trans d’Havet, un risultato che per me rappresenta più di una vittoria: è la dimostrazione di quanto lontano possa portarti la costanza. Poi hai scoperto anche il deserto e le grandi esperienze fuori dall’Europa Sì, ho corso anche nel deserto. Nel 2024 ho partecipato alla Marathon des Sables, una gara a tappe di sette giorni in autonomia alimentare, per un totale di circa 250 km. È stata una delle esperienze più difficili ma anche più incredibili della mia vita, non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto mentale. Già nel 2018 avevo vissuto un’esperienza simile correndo una gara nella savana in Kenya, un contesto completamente diverso da quello alpino, ma altrettanto formativo. Negli ultimi anni ho poi allargato il mio modo di vivere la montagna anche fuori dalla corsa: sono stato due volte in Nepal, una per completare l’Annapurna Circuit, mentre lo scorso anno ho affrontato una spedizione invernale al Mera Peak, una vetta di 6400 metri, un’esperienza di alpinismo che mi ha insegnato moltissimo sul rispetto dei tempi, del corpo e dell’ambiente.

Cosa ti ha trasmesso la corsa?

La corsa mi ha insegnato la pazienza e il valore dei piccoli passi. Mi ha fatto capire che ciò che mi rende davvero felice non si trova in nessun negozio, ma si costruisce passando il tempo libero sui sentieri, sognando un traguardo o semplicemente godendosi la natura. Mi ha insegnato anche che i piccoli problemi, se ignorati, possono diventare grandi, e che quando vivi lo sport e la vita con grande intensità, devi imparare ad ascoltarti, perché altrimenti il conto può essere salato. Soprattutto, mi ha insegnato un vero concetto di benessere: dormire bene, avere la mente lucida, mangiare in modo sano e sentirsi energici.

Come curi gli allenamenti e l’alimentazione?

Mi alleno almeno sei giorni a settimana; spesso mi capita di allenarmi tutti i giorni e, in alcuni periodi, anche due volte al giorno. Non lo vivo mai come un obbligo, ma come qualcosa che faccio per me e per le mie passioni. Non seguo una dieta rigida. Credo che lo sport praticato in modo sano non debba aggiungere ulteriori vincoli, ma aiutarti a capire cosa ti fa stare bene. Mangio molta verdura, frutta, pochi alimenti di origine animale e tanti cereali e legumi: una dieta semplice, equilibrata, molto vicina alla dieta mediterranea.

Ti sei programmato qualche gara ed obiettivo futuro?

Sono diventato papà da poco e questo mi porta a pianificare con attenzione. I prossimi obiettivi includono: gara in Cornovaglia (40 km, 800 m D+), Ultrabericus (65 km, 2500 m D+), Transvulcania (Canarie) – 74 km, 4400 m D+ e Lavaredo Ultra Trail – 120 km, 5800 m D+. Per la seconda parte dell’anno il calendario è ancora in fase di definizione, ma sicuramente correrò sia in Italia che all’estero.

F.C.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su:
Stampa questa notizia