Trent’anni fa il racconto del Vajont aveva la voce e il corpo di Marco Paolini. La sera di lunedì 9 ottobre, nel 60esimo anniversario della tragedia che costò la vita a 2.000 persone, prenderà vita VajontS 23, azione corale di teatro civile realizzata in contemporanea in 130 teatri, in italia e all’estero. A Bologna, La Baracca-Testoni Ragazzi in collaborazione con Arte e Salute Aps, ha scelto di partecipare al progetto con una narrazione per adulti e adolescenti che andrà in scena il 9 alle 21 alla Sala Centofiori (via Gorki 16), per la regia di Bruno Cappagli e Daniela Micioni. Per l’occasione, la platea si trasformerà nel Monte Toc, e 19 attori diventeranno il coro che amplificherà il racconto di quel tragico evento, punteggiato da un corifeo nelle parti più drammatiche e avvolte da dubbi e congetture. Sul palco tre attori de La Baracca insieme a 11 giovanissimi esordienti e ai cinque membri di Arte Salute, compagnia teatrale nata da un percorso formativo, de La Baracca-Testoni Ragazzi in collaborazione con Arte e Salute Aps per persone che soffrono di disturbi psichiatrici. Così la storia del Vajont, riscritta per l’occasione da Paolini e Marco Martinelli (drammaturgo e regista del Teatro delle Albe), non sarà più solo un racconto di memoria e di denuncia sociale, ma diventerà una sorta di monito: la narrazione di quel che è accaduto si moltiplicherà in un coro di tanti racconti per richiamare l’attenzione su quel che potrebbe accadere. “Quella del Vajont- spiega Paolini- è la storia di un avvenimento che inizia lentamente e poi accelera. Inesorabile. Si sono ignorati i segni e, quando si è presa coscienza, era troppo tardi. In tempo di crisi climatica, non si possono ripetere le inerzie, non possiamo permetterci di calcolare il rischio con l’ipotesi meno pericolosa tra tante. Tra le tante scartate perché inconcepibili, non perché impossibili”. Grandi attori e allievi delle scuole di teatro, teatri stabili e compagnie di teatro di ricerca, musicisti e danzatori, maestranze, personale e spettatori nei panni di lettori si riuniranno nei posti più diversi, dallo Strehler di Milano ai piccoli teatri di provincia, a scuole, chiese, centri civici, biblioteche, piazze di quartiere, dighe e centri parrocchiali: ciascuno realizzerà un proprio allestimento di VajontS 23 a partire dalle peculiarità del suo territorio. E poi, tutti si fermeranno alle 22.39, l’ora in cui la montagna franò nella diga.
VajontS 23 sarà come un canovaccio. C’è chi lo metterà in scena integralmente, chi lo userà come uno spunto e lo legherà alle tante tragedie annunciate che si sono succedute dal 1963 a oggi: in Toscana l’alluvione di Firenze del 1966, in Piemonte si racconterà di quando il Po e il Tanaro esondarono nel 1994, in Veneto delle alluvioni del 1966 e del 2010, in Campania della frana di Sarno del 1998, in Friuli degli incendi del Carso nel 2022, in Alto Adige della valanga della Marmolada del 3 luglio del 2022 e in Romagna dell’alluvione di maggio. VajontS 23 de La Baracca-Testoni Ragazzi andrà in scena con ingresso a offerta libera con prenotazione (a questo link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-vajonts-2023-un-progetto-di- marco-paolini-sala-centofiori-680776058517?aff=oddtdtcreator).
L’incasso della serata sarà interamente devoluto a sostegno delle zone dell’Emilia-Romagna colpite dall’alluvione. La rete di Vajonts 23 nasce da un’idea di Marco Paolini per Fabbrica del Mondo ed è realizzata da Jolefilm con la collaborazione di Fondazione Vajont.

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