Si è avvalso della facoltà di non rispondere Pietro Dal Santo,  il muratore artigiano 58enne di Thiene, che venerdì scorso ha falciato Thiago, il bimbo di 14 mesi a cui è stata amputata una gamba per salvargli la vita. Il gip Massimo Gerace lo ha incontrato stamane in carcere a Vicenza, dove  Dal Santo si trova con l’accusa di lesione personali stradali gravissime e guida in stato di ebbrezza. Per lui il pm Barbara De Munari ha chiesto il carcere ed il giudice ha disposto che rimanga dietro le sbarre.

Il caso del piccolo Thiago, il bimbo di 14 mesi falciato dal camioncino di Pietro Dal Santo carico d’alcol già alle cinque di pomeriggio, è diventato un caso nazionale. La sua una famiglia che grida giustizia. Che in un tranquillo pomeriggio, di quasi primavera, ha pagato caro un gelato a Marostica. Una famiglia che ha l’umiltà di ammettere di non sapere perdonare chi sta mettendo a repentaglio la vita del loro piccolo. Una mamma ed un papà che vivono, ora, rabbia e disperazione. Per il loro bimbo, che sarà condannato a vita a muoversi con una protesi e che ancora non si sa se ce la farà. “Non ce la facciamo proprio a pensare al perdono – ha dichiarato ai microfoni di Mediaset la zia di Thiago – In questo momento è impensabile. In noi c’è la rabbia di chi si è visto distruggere una famiglia nel giro di pochi attimi. Nessun perdono, ma solo voglia che marcisca in galera”.

L’incidente di Thiago ha inorridito l’opinione pubblica di tutta Italia, anche per il profilo che esce del suo investitore. Fanno montare la rabbia tutte quelle foto di Pietro Dal Santo, 58 anni muratore di Thiene, che quasi ostenta il suo vizio per l’alcol.
Si fa ritrarre mentre ride sollevando un boccale di ‘bionda’,  come se ne andasse fiero di quello che la moglie ha confessato al Corriere.it essere una piaga che ha sempre incancrenito la sua famiglia. La donna, l’unica ad averlo sentito dopo l’inferno andato in scena a pochi passi dalla storica piazza degli Scacchi, è sotto choc. Ma non si nasconde o minimizza le responsabilità del marito.  Al cronista che è riuscita ad intervistarla dopo l’assedio dei primi giorni dei giornalisti, ha confessato quello che per lei era una vera e propria angoscia. Il fatto che il marito avesse il vizio non solo di bere, ma di non farsi problemi a mettersi alla guida del proprio furgone in condizioni psicofisiche alterate da quel maledetto alcol.  Nel suo sfogo il dramma di una delle tante mogli che, anche per amore di una famiglia, sono costrette a convivere al fianco di un marito alcolizzato.

profilo facebook assediato dal ‘popolo’
Se l’altro pomeriggio Pietro Dal Santo è riuscito a sottrarsi al linciaggio della gente, grazie all’intervento dei carabinieri, richiuso tra le sbarre di una cella del carcere di Vicenza non ha potuto evitare insulti e parole rabbiose di condanna. Di chi si è preso la briga di cercarlo sui social, per capire chi fosse.
Le parole più ricorrenti di quella ‘casa virtuale’ di Dal Santo, dove non ci sono foto né dei suoi figli, né quadretti familiari, sono “rossi, comunisti”, oltre a parole di stima per Meloni e Salvini e di desiderio sfrenato di indipendenza.
Pietro Dal Santo oltre a brandire spesso quel boccale di birra, alza in aria la bandiera col Leone di San Marco, o se lo mette indosso come grembiule. Foto che racchiudono tutto quell’orgoglio che lui definiva di avere nella’appartenere al popolo veneto. Il suo ‘venetismo’ è quasi una fede, più che un ideale politico. A tratti diventa un’ossessione che condiziona tutto. Parole di chi vive la politica con poco equilibrio, quelle di Dal Santo. Che manda a quel paese Bergoglio: il Papa in persona. Una persona piena di rabbia, nonostante un lavoro che andava bene ed una famiglia ‘sana’, composta da una moglie attenta e dei figli senza problemi.

Col suo comportamento, da criminale, non ha reso vittima solo la famiglia di Thiago. Ma anche la sua stessa famiglia. Che adesso dovrà pagare le conseguenze di un gesto gravissimo. Fatti atroci, sia sotto il profilo giuridico che su quello morale. Dato che, dopo avere falciato il bimbo di 14 mesi, voleva fuggire. Un uomo che  vigliaccamente non ha prestato soccorso. Un uomo, talmente misero, che non ha saputo assumersi le conseguenze delle proprie azioni, ma ha pensato solo a scappare di  fronte alle proprie responsabilità. Nemmeno le urla strazianti del cucciolo, con la gamba schiacciata dal furgone, lo hanno fermato.
Una beffa della vita per Dal Santo, con gli insulti di ‘assassino’ che gli proferisce il mondo del web, dopo essersi infiltrato nel suo profilo facebook. Dopo che lui, l’estate scorsa, non aveva esitato a dare degli assassini ai Benetton per il crollo del ponte Morandi a Genova.

di Redazione AltovicentinOnline

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