Un ruolo nuovo, le vecchie abitudini.

Zaia in Aula ormai recita un ruolo sdoppiato: Presidente del Consiglio regionale sulla carta, “Presidente della Regione” per abitudine muscolare. E lo scambio con Montanariello sulle riprese lo fotografa meglio di qualunque sondaggio.

La questione: regole già scritte, applicazione rimandata

Il consigliere chiede una cosa banale: applicare il regolamento sulle persone estranee e sulle riprese non ufficiali. Zaia risponde da amministratore “di governo”: «ne parleremo in Ufficio di Presidenza, faremo una regola per tutti». Peccato che, come fa notare Montanariello, la regola esista già. E infatti arriva il Segretario generale con l’articolo 74: nessuna persona estranea ai servizi del Consiglio può introdursi nella sede dove siedono i consiglieri.

La frase che pesa più di un verbale

A quel punto la perla: «Non ho letto il regolamento. Non sono bravo come te». detta al bar, strappa un sorriso e fa simpatia . Detta da chi presiede l’Aula, è un autogol istituzionale con replay che attesta l’inadeguatezza di ruolo.

Il nodo politico: la comunicazione entra in Aula

La scena diventa politicamente più significativa quando si capisce chi sono gli “estranei”: non spettatori qualsiasi, ma membri dello staff di Zaia, quelli che curano comunicazione e immagine. Tradotto: mentre il Consiglio discute regole e lavori, c’è anche il backstage che riprende il “protagonista”, come se l’istituzione fosse un set.

L’immagine finale

Il problema, allora, non sono i video: è la regia. Un presidente che, invece di fare l’arbitro super partes, rischia di comportarsi da caporedattore della propria narrazione. E l’immagine resta inchiodata lì: l’arbitro è in campo, ma fischia guardando il tabellone; il regolamento lo porta il guardalinee. Nel frattempo, in panchina, c’è già il cameraman.

mauro di saltanizzo

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