Quasi 19 miliardi di euro per la prima manovra finanziaria targata Stefani. Presentata  in prima commissione a Palazzo Ferro Fini, di cui oltre 11,1 miliardi destinati al fondo sanitario regionale e 1,51 miliardi per spesa obbligatoria e libera, trova già un avversario ostile in Giovanni Manildo che contesta il bilancio regionale ’26-’28 su tre punti: il peso dei debiti della Pedemontana Veneta, l’addizionale Irpef e l’Irap che restano, pochi reali nuovi investimenti e una sorta di continuità con la gestione Zaia.

La manovra finanziaria. Nella presentazione la giunta Stefani, di contro, rivendica un potenziamento significativo delle politiche sociali con 69 milioni di euro per il bonus anziani, a favore di circa 14 mila beneficiari tra ospiti delle rsa e caregiver, 38 milioni per le scuole dell’infanzia, 3 milioni per l’innovazione nelle strutture socio-sanitarie, con investimenti anche in robotica e intelligenza artificiale. Oltre a 15 milioni per il Fondo regionale per la non autosufficienza e ulteriori stanziamenti per natalità, contrasto alla violenza di genere e promozione della lingua dei segni italiana. “La tutela delle persone più fragili, di anziani, delle persone con disabilità, e l’attenzione rivolta alle famiglie e alla cura dei più piccoli, sono sfide cruciali dell’oggi” ha spiegato l’assessore regionale ai servizi sociali Paola Roma. “Una comunità coesa non può prescindere da un forte impegno rivolto alla tutela di coloro che più ne hanno bisogno”, mentre l’assessore al bilancio Filippo Giacinti ha sottolineato lo sforzo compiuto per reperire nuove risorse e prorogare il bonus anziani per altri dodici mesi.
Un conto economico per i prossimi tre anni che prevede inoltre oltre 7 milioni e 300mila euro al capitolo dedicato al turismo “che saranno spesi per diverse progettualità, tra cui il miglioramento della governance complessiva del sistema turistico veneto, la promozione dell’offerta turistica e lo sviluppo di strumenti innovativi per il settore” ha spiegato il vicepresidente della Regione del Veneto, Lucas Pavanetto. 110 milioni di euro sono destinati a nuovi investimenti finanziati con debito per interventi legati a sicurezza idrogeologica, idraulica e tutela delle fasce costiere, all’impiantistica sportiva, a mobilità e sicurezza stradale, mentre 2,58 miliardi di euro sono legati ad assegnazioni statali, comunitarie e di altra natura, con un focus legato all’analisi dei diversi fondi europei. Tra gli interventi previsti nel collegato alla legge di stabilità, la determinazione degli stanziamenti per politiche della montagna, sanità nelle aree montane, impianti a fune e sicurezza sportiva, accesso al mercato dei capitali delle Pmi venete (il cosiddetto basket bond), intese programmatiche d’area, medicine di gruppo integrate, servizi sociali e ambiti territoriali sociali, e per il Data Center avanzato, a Padova, destinato a pubblica amministrazione e ricerca, con il coinvolgimento di altri partner.

Le critiche. Ma è proprio sul versante delle coperture e della sostenibilità complessiva che si concentrano le critiche dell’opposizione. Il capogruppo del Partito Democratico Giovanni Manildo parla di una “continuità preoccupante” con la precedente stagione amministrativa di Luca Zaia, sostenendo che dietro i “grandi numeri” si nasconda un’eredità finanziaria pesante.

La questione Pedemontana. Per Manildo un capitolo critico riguarda il peso finanziario della Superstrada Pedemontana Veneta, indicata come uno dei principali fattori di rigidità del bilancio. “Chiediamo alla Giunta Stefani un’operazione di verità e trasparenza totale sui costi reali della Pedemontana: i veneti hanno il diritto di sapere quante risorse del nostro welfare vengono sacrificate ogni anno per ripianarne i debiti”.

Il nodo fiscale: addizionale Irpef e Irap. “La giunta Stefani ha presentato un bilancio fortemente segnato dalla pesante eredità della precedente amministrazione”, sottolinea Manildo. “Continua una scelta puramente ideologica: quella di non toccare l’addizionale Irpef, una bandiera che però viene pagata a caro prezzo dai cittadini. Rinunciare a una fiscalità progressiva significa, nei fatti, tagliare i servizi essenziali che la Regione dovrebbe garantire ai veneti”. Secondo il Capogruppo dem, l’incoerenza della Giunta colpisce anche il sistema produttivo: “Mentre si vanta l’assenza di nuove tasse, si mantiene intatta l’Irap, penalizzando proprio le imprese che creano ricchezza e occupazione nel nostro territorio. È inaccettabile”.

Fondi nuovi o riallocazioni? “C’è poi l’impressione che si cerchi di dare risalto a fondi che in realtà erano già stati stanziati, come i 30 milioni destinati alle aree interne”, prosegue il capogruppo del Partito Democratico. “Presentare risorse vecchie come nuove risposte ai territori è un gioco di prestigio che non aiuta le zone più fragili del Veneto, che avrebbero bisogno di investimenti strutturali e non di semplici operazioni di restyling contabile”.

P.V.

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