Sul fine vita, in Veneto, la politica è divisa. Se da un lato il presidente Stefani  ha dichiarato che una eventuale norma debba passare a livello nazionale, e non regionale, dall’altro c’è l’opposizione che accusa la Regione di immobilismo ideologico, mentre altre realtà italiane, come la Toscana, hanno già deciso di muoversi autonomamente. “Siamo ostaggio di una destra estremista e clericale” tuona Carlo Cugenato, consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra.

Nei giorni scorsi Stefani ha chiarito la sua linea: il fine vita, secondo lui, non può essere disciplinato con norme diverse da regione a regione, ma richiede una legge nazionale approvata dal Parlamento. “Noi quello che possiamo fare come Regione è esercitare una competenza prevista dalla nostra Costituzione per il consiglio regionale, che è quello di proporre iniziative che partono dal consiglio regionale a valenza statale, e che quindi poi devono essere espressione del parlamento. È impensabile pensare che una legge regionale sul fine vita possa determinare una disciplina solo qui in Veneto. Credo che ciascuno di coloro che ci stanno ascoltando in questo momento possano capirlo; sarebbe come pensare di fare una legge sulla legittima difesa che vale solo in Veneto, o una legge sulla flat tax che valga soltanto per un territorio”, così ha dichiarato Alberto Stefani a Alexander Jakhnagiev di Agenzia Vista.

Parole che hanno immediatamente acceso Cunegato.  “Il presidente della Regione, Alberto Stefani, laureato in diritto canonico, ha chiarito la sua posizione sul fine vita: non vuole una legge regionale, vuole al massimo proporre al Parlamento di legiferare. Altre regioni, come la Toscana, hanno già una propria legge. Noi no. Nonostante l’80% dei veneti voglia questa legge, siamo ostaggio di una destra estremista e clericale-aggiungendo- L’80% dei veneti è a favore, molti dei quali hanno assistito in prima persona alla sofferenza dei loro cari, a una tecnologia che può trasformarsi in accanimento terapeutico e dolore inutile. Stefano Gheller aveva ragione: questa legge non toglie diritti a nessuno. Solo gli stati autoritari impediscono alle persone di autodeterminarsi. È cinico e crudele imporre il dolore per legge. Un paese democratico dovrebbe garantire a tutti la libertà sulla propria morte, che è la libertà sulla propria vita. Si chiama pluralismo-conclude il capogruppo regionale di AVS-Non dimentichiamo che la Lega veneta salviniana esprime figure come il presidente della Camera Lorenzo Fontana, ultraconservatore, contrario all’aborto e alle unioni civili, idolo dei Provita. Ecco chi decide per i veneti. Noi porteremo questa legge in consiglio regionale, dove ognuno si prenderà la responsabilità delle proprie posizioni con il voto”.

di Redazione AltovicentinOnline

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