Nel 2026 c’è una domanda che corre veloce, più dei treni che scorrono sulle rotaie: perché i convogli regionali del Veneto sono ancora privi dei sistemi di ancoraggio per le carrozzine manuali? A sollevarla è Luca Faccio, giornalista e attivista da sempre impegnato sui temi della disabilità, che nelle scorse settimane ha deciso di riportare all’attenzione pubblica una questione che riguarda sicurezza, accessibilità e diritti.

Il ritorno in treno dopo 21 anni
Tutto nasce il 13 maggio scorso, quando Faccio viene invitato a Palazzo Ferro Fini dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, per assistere alla proiezione del docufilm sulla vita di Stefano Gheller, “Lasciatemi morire ridendo”. Per raggiungere Venezia, il giornalista torna a viaggiare in treno dopo ben 21 anni. È proprio durante quel viaggio che scopre una realtà che lo lascia sorpreso: sui treni regionali non sono presenti sistemi adeguati per l’ancoraggio delle carrozzine manuali. Una situazione che, oltre a creare evidenti disagi, solleva interrogativi sulla sicurezza dei passeggeri con disabilità e sull’effettiva accessibilità del servizio ferroviario regionale.

Una soluzione già sperimentata
Eppure, quello denunciato da Faccio non è un problema sconosciuto alle istituzioni. Già diversi anni fa la Regione Veneto aveva finanziato la realizzazione di una postazione prototipale dotata di sistemi di ancoraggio per le carrozzine. Un progetto che dimostrava come una soluzione tecnica fosse non solo possibile, ma già concretamente sperimentata. “La Regione Veneto, tramite l’allora assessore Renato Chisso, stanziò 50 mila euro per creare una postazione con sistemi di ancoraggio su una carrozza ferroviaria. Fu realizzato un prototipo che viaggiò per un breve periodo quando la Regione era guidata dal Presidente Giancarlo Galan”, racconta Faccio che aggiunge:  “successivamente il presidente Luca Zaia decise di acquistare i nuovi treni con “el Leon”. Non avendo più la necessità di prendere il treno, non mi sono preoccupato di verificare se quei sistemi fossero stati adottati anche sui nuovi convogli”.

La denuncia e la proposta
La verifica è arrivata soltanto oggi, a distanza di oltre vent’anni. E il risultato, secondo Faccio, è stato deludente. Per questo motivo la sua denuncia assume un peso ancora maggiore. Nel suo appello rivolto al presidente della Regione Veneto e ai vertici del Consiglio regionale, il giornalista chiede un intervento immediato affinché tutti i treni regionali vengano dotati delle necessarie attrezzature di sicurezza per le persone che viaggiano in carrozzina. Ma non si limita alla protesta. Nei giorni successivi Faccio ha pubblicato documentazione fotografica e materiale esplicativo che mostrano come dovrebbe essere una corretta postazione destinata alle carrozzine manuali: uno spazio dedicato, dotato di sistemi di ancoraggio in grado di garantire stabilità e sicurezza durante il viaggio. Una proposta concreta che trasforma la denuncia in una possibile soluzione.

La risposta della Regione Veneto
In seguito alla segnalazione, la Direzione Infrastrutture e Trasporti della Regione Veneto ha avviato una verifica coinvolgendo Trenitalia e Infrastrutture Venete. La risposta inviata a Faccio chiarisce che i sistemi di bloccaggio delle carrozzine sono stati progressivamente eliminati dai rotabili ferroviari perché non più richiesti dalle Specifiche Tecniche di Interoperabilità per le Persone a Ridotta Mobilità (STI PRM), previste dal Regolamento europeo n. 1300/2014. Secondo quanto riferito da Trenitalia, gli standard europei impongono la presenza di spazi dedicati e di una parete piana di appoggio, ma non prevedono l’obbligo di installare ganci, cinghie, pinze di ancoraggio o cinture di sicurezza.

Ma basta?
Dal punto di vista normativo, dunque, la situazione risulterebbe conforme alle disposizioni europee. Ma la questione posta da Faccio va oltre il semplice rispetto delle regole. Essere in regola significa rispettare gli standard minimi previsti dalla normativa oppure sarebbe opportuno adottare soluzioni aggiuntive quando esistono già tecnologie in grado di aumentare la protezione dei passeggeri? Sono domande che riguardano non soltanto le persone con disabilità, ma il concetto stesso di trasporto pubblico accessibile.

di Redazione AltovicentinOnline

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su:
Stampa questa notizia