Schio sceglie il silenzio per don Francesco e il giovanissimo Alberto Fioretto, morti ieri mattina nel tragico incidente all’interno della galleria di Malo della Pedemontana. La città spegne la musica e cancella i festeggiamenti del santo patrono per stringersi attorno alle loro famiglie.
La decisione è maturata nella serata di ieri, al termine di un confronto tra Comune, Cuore di Schio, Ascom, Pro Loco, commercianti e tutte le realtà coinvolte nell’organizzazione della manifestazione. La scelta è stata unanime: annullare gli eventi in programma nei prossimi giorni, compreso il tradizionale spettacolo pirotecnico. “Il dolore che ha colpito la nostra comunità è troppo grande per essere ignorato” spiega il sindaco Cristina Marigo, aggiungendo: “in questo momento Schio sente il bisogno di fermarsi, di stringersi attorno alle famiglie colpite e a tutte le persone che stanno vivendo questa immensa sofferenza”.
Il trauma dei ragazzi: subito attivato il supporto psicologico
Mentre Schio rinuncia ai festeggiamenti, resta il dolore di decine di ragazzi che giovedì mattina erano partiti per una giornata di svago a Gardaland e che, nel giro di pochi istanti, si sono trovati coinvolti in una tragedia destinata a segnarli per sempre. I giovani del Grest dei Salesiani, una volta rientrati in città, sono stati accolti e seguiti da delle psicoterapeute specializzate nel trauma e nelle emergenze collettive, offrendo così il primo sostegno ai ragazzi e agli animatori che hanno vissuto quei drammatici momenti.

Alberto, 16 anni, frequentava l’istituto Chilesotti di Thiene ed era uno degli animatori dell’oratorio salesiano. Da alcuni anni dedicava parte della sua estate ai più piccoli del Grest, con entusiasmo e spirito di servizio. Coltivava anche una grande passione per l’atletica. Gareggiava con la Novatletica Città di Schio nel mezzofondo, disciplina nella quale aveva già ottenuto risultati promettenti. Nel 2024 aveva chiuso al quinto posto il Trofeo Vimar sui mille metri e nel 2025 figurava ancora nelle graduatorie regionali Fidal con i colori della società scledense.
Don Francesco Andreoli, cresciuto in Borgo Santa Croce a Verona, e dove ancora abita ancora la sua famiglia, era uno dei volti più conosciuti e amati della comunità salesiana. Vicario della comunità Don Bosco e responsabile dell’oratorio di via Marconi dal 2018, aveva costruito il proprio ministero stando accanto ai giovani, condividendone il quotidiano con uno stile semplice e diretto. Sempre presente nel cortile dell’oratorio, organizzava attività, ascoltava, incoraggiava e accompagnava ragazzi e famiglie.

La dinamica al vaglio degli inquirenti
Resta ancora da ricostruire con precisione la sequenza che ha portato al drammatico incidente avvenuto all’interno della galleria di Malo, lungo la Superstrada Pedemontana Veneta. Secondo una prima ricostruzione, ancora tutta da verificare, la Dacia sulla quale viaggiavano don Francesco Andreoli e il sedicenne Alberto Fioretto avrebbe tamponato un camion per cause tuttora in fase di accertamento. Dopo il lieve urto, il sacerdote, insieme al giovane, sarebbe sceso dall’auto, probabilmente per confrontarsi con il camionista e sincerarsi dell’accaduto. Sarebbe stato proprio quest’ultimo a suggerire loro di spostare la vettura, ferma in un tratto particolarmente pericoloso della galleria. Don Francesco e Alberto sarebbero quindi risaliti a bordo della Dacia con l’intenzione di raggiungere una zona più sicura. È stato in quell’istante che una Audi sopraggiunta lungo la carreggiata avrebbe centrato violentemente l’utilitaria. Un impatto devastante, che ha scaraventato la Dacia contro la parete del tunnel, distruggendone completamente la parte posteriore. Una dinamica che dovrà essere confermata dagli accertamenti della Polizia Stradale e dell’autorità giudiziaria, impegnate a ricostruire ogni fase dell’incidente attraverso i rilievi eseguiti sul posto.

Il cortile del silenzio
Don Francesco aveva fatto dell’oratorio una seconda casa per centinaia di giovani, convinto che il ‘cortile’ fosse prima di tutto uno spazio di relazione, crescita e ascolto. Oggi quel cortile è attraversato da un silenzio insolito. Al posto delle risate del Grest ci sono lacrime, abbracci e incredulità. E una città che ha scelto di rinunciare alla propria festa più sentita per stringersi attorno alle famiglie di don Francesco e Alberto, due vite diverse, unite fino all’ultimo da un viaggio che doveva portare gioia e che invece ha lasciato una ferita profonda nel cuore di Schio.
di Redazione AltovicentinOnline
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