Per Futuro Nazionale si complica la prova del territorio. In particolare, a Thiene si è verificato un abbandono dei pezzi grossi, che non hanno mandato giù  scelte, imposizioni, prevaricazioni, che non hanno intenzione di sopportare in silenzio come sudditi senza dignità. Un copione come tanti altri in Italia e non a caso, il movimento di Roberto Vannacci arretra nei sondaggi e affronta le contestazioni di una parte della propria base. La Supermedia YouTrend registra una discesa dal 7,8% del 24 settembre al 6,8% del 22 ottobre: un punto percentuale perso in quattro settimane, dopo la crescita dei mesi precedenti.

Parallelamente, la stampa nazionale documenta dimissioni, restituzioni di tessere e scioglimenti di comitati in diverse regioni. Non esiste un conteggio verificabile degli abbandoni complessivi, ma nelle motivazioni ricorrono le critiche alle nomine dall’alto, allo scarso ascolto dei militanti e alla distanza tra partecipazione promessa e decisioni effettive.Cose dei soliti partiti e tipici di alcuni personaggi che pensano che avere una nomina significhi fare il dittatore. 

Proprio sull’autonomia locale si apre ora la frattura di Thiene. L’intero direttivo del Comitato Costituente 683 annuncia l’uscita da Futuro Nazionale. Al centro dello strappo, la scelta del candidato sindaco per le amministrative del 2027.

«Ci avevano promesso autonomia, ora ci impongono il candidato sindaco. Noi scegliamo Thiene, non le imposizioni di partito», dichiara il responsabile Enrico Santini. Secondo il gruppo dimissionario, l’indicazione di sostenere una candidatura diversa da quella condivisa dalla maggioranza locale avrebbe fatto venir meno le condizioni dell’adesione.

«Avevamo aderito a Futuro Nazionale con un’intenzione precisa: contribuire al progetto nazionale, mantenendo la libertà di lavorare per Thiene e di partecipare alle decisioni che riguardano la nostra città. Questa autonomia ci era stata garantita», spiega Santini. «Oggi ci troviamo davanti a una scelta imposta, con un candidato sindaco diverso da quello che la maggioranza del nostro gruppo ritiene più vicino alle richieste raccolte sul territorio». Il direttivo aveva infatti, avviato un confronto con un candidato civico, il cui nome non viene indicato nel comunicato. Ma la contestazione, sottolineano gli uscenti, riguarda soprattutto il metodo. «Non pretendiamo che ogni nostra proposta venga accolta. Pretendiamo che venga ascoltata e discussa. Thiene non può diventare una casella sulla scacchiera di una strategia politica decisa lontano dalla città». Copioni già vià visti e rivisti con militanti che sono bravi solo quando devono stare sotto il sole con i gazebo e raccogliere tessere”, ma che poi devono tenere la bocca chiusa e non osare dire la propria. 

Il gruppo rivendica l’attività svolta in questi mesi: gazebo, incontri con cittadini e realtà economiche, iniziative pubbliche, fra cui un corso gratuito di difesa personale. Un lavoro condotto nella convinzione di poter contribuire anche alle decisioni sul futuro amministrativo della città. «Abbiamo messo la faccia, lavorato sul territorio e creduto in un progetto. Non abbiamo chiesto privilegi, ma il rispetto degli accordi», afferma Santini. «Se l’autonomia viene promessa quando c’è bisogno di persone che lavorano e viene meno quando arriva il momento di decidere, allora bisogna avere il coraggio di fermarsi».

L’uscita collettiva comporta la cessazione di ogni attività in nome e per conto di Futuro Nazionale. Resta invece l’impegno civico, che il gruppo intende proseguire al di fuori del movimento, senza precisare per ora le future forme organizzative. «Una tessera si può restituire. Le proprie idee e la propria dignità no», conclude Santini. «Noi non siamo entrati in politica per eseguire ordini. Siamo entrati per dare voce a Thiene. E da questa convinzione non intendiamo arretrare».

Le idee di un movimento estremista, che non nasconde nemmeno di esserlo, che arriva addirittura ad attaccare le donne e chi sta lottando per un percorso culturale che le porti ad essere veramente libere sono discutibili. Specie se i dati oggettivano parlano di femminicidi giornalieri. Queste idee estreme arrivano addirittura ad essere nauseabonde quando si arriva a discutere dei tratti somatici di un essere umano  e del diritto d’integrazione dei disabili che fa grande l’Italia. Ma bisogna riconoscere che a  Thiene qualcuno ha accettato le conseguenze di un «no», invece di trovare una giustificazione per l’ennesimo «sì».

di redazione AltovicentinOnline

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su:
Stampa questa notizia