La montagna continua a garantire acqua, boschi, energia, biodiversità e presidio del territorio. Ma quando si tratta di distribuire le risorse pubbliche, rischia ancora una volta di restare in fondo alla lista. È il quadro denunciato da Unione nazionale Comuni Comunità Enti montani, che ha esaminato il disegno di Legge di Bilancio 2027 e lancia un allarme: poche risorse aggiuntive per gli enti locali e nessun incremento del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane. Una questione tutt’altro che lontana dall’Alto Vicentino. Dai Comuni dell’Unione montana Pasubio Piccole Dolomiti e fino ai centri dell’Unione montana Alto Astico, il problema è concreto: mantenere servizi e infrastrutture in territori dove le distanze, la conformazione geografica e lo spopolamento rendono ogni intervento più complicato e costoso.

Pochissime nuove risorse per gli Enti locali, nessun incremento del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, nessuna risposta strutturale alle necessità dei Comuni montani e delle aggregazioni sovracomunali. È il quadro che emerge dall’analisi condotta da Uncem sul disegno di legge di Bilancio 2027, ora all’esame del Parlamento. La manovra contiene alcuni interventi circoscritti: sno previsti 200 milioni di euro nel 2027 per il Fondo per l’assistenza ai minori, 45 milioni annui dal 2027 per le assunzioni nella polizia locale, 200 milioni nel 2028 e altrettanti nel 2029 per gli enti in difficoltà finanziaria. Vengono inoltre introdotte modifiche alla gestione degli avanzi di amministrazione e alle modalità del concorso degli enti territoriali alla finanza pubblica. Misure che Uncem considera utili, ma del tutto insufficienti rispetto alle necessità dei Comuni.

“La legge di Bilancio non può occuparsi dei Comuni soltanto quando sono in difficoltà finanziaria. Deve mettere tutti gli enti locali nelle condizioni di investire, programmare, gestire servizi e costruire sviluppo”, afferma Marco Bussone, presidente nazionale Uncem. Il nodo riguarda direttamente la vita quotidiana delle comunità montane. Strade da mantenere, versanti da monitorare, boschi da curare, scuole e servizi sanitari da garantire, trasporti da organizzare. Attività che richiedono risorse costanti, ma anche personale e strutture amministrative adeguate. Nei piccoli municipi, spesso alle prese con organici ridotti, ogni nuovo adempimento rischia di trasformarsi in un ulteriore ostacolo.

“Chiediamo al Parlamento di modificare la manovra, aumentando il FOSMIT, rafforzando i trasferimenti per gli investimenti e prevedendo strumenti specifici per i piccoli Comuni e per le Unioni montane. Occorre sostenere i servizi essenziali, la sanità territoriale, le scuole, i trasporti, le infrastrutture digitali, la gestione forestale, le Green Communities e le filiere produttive. Non sono capitoli separati. Sono le condizioni per garantire il diritto a vivere e lavorare nei territori montani”, precisa Bussone. “Le risorse destinate alla montagna non sono una spesa aggiuntiva da concedere quando avanzano fondi. Sono un investimento nazionale. Le aree montane garantiscono acqua, energia, foreste, biodiversità e servizi ecosistemici a tutto il Paese. È necessario che questo valore sia riconosciuto anche nelle scelte di bilancio dello Stato. Non chiediamo assistenza alla montagna. Chiediamo una politica nazionale che riconosca il ruolo dei territori e dia ai Comuni gli strumenti per esercitarlo”, conclude Bussone.

di Redazione AltovicentinOnline

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