C’è il taglio alla burocrazia, la conferma della liberalizzazione delle edicole (potranno continuare a diversificare l’offerta e accedere alle misure di sostegno del commercio tradizionale). E poi si affronta la somministrazione non assistita nei negozi di vicinato: consentita ma con servizio in piedi senza sedute, niente cucina espressa ma solo prodotti pronti, prevalenza dell’attività principale, “per favorire nuove opportunità commerciali senza creare concorrenza sleale verso bar e ristoranti, che operano con regole più stringenti”; dunque “una regolazione che tutela il mercato, evitando distorsioni”. La “stazione di servizio” diventa invece “punto di erogazione servizi alla mobilità”, un “cambio di paradigma: non si parla più solo di carburanti tradizionali, ma di energia elettrica, idrogeno e combustibili alternativi” in ‘asse’ con la transizione energetica. Sono alcune dei contenuti della riforma (sostenuta da 10 milioni di euro per il 2026 più altri stanziamenti per i distretti del commercio) per le attività storiche e il commercio di prossimità; una riforma che dimostra “la volontà politica” della Regione Veneto, “di incidere realmente sul settore”. Questo disegno di legge “non è solo un riordino normativo. E’ una riforma che definisce una nuova centralità dei centri storici, il sostegno alle piccole imprese, regole chiare per la grande distribuzione, e una decisa semplificazione amministrativa. Abbiamo costruito assieme alle categorie un testo che guarda avanti ma parte dai problemi reali: difendiamo il commercio di prossimità e mettiamo ordine nello sviluppo della grande distribuzione. È una riforma che dà risposte alle imprese e ai territori e rafforza la competitività del Veneto“, assicura l’assessore regionale al Commercio Massimo Bitonci.
Si avvia “una riforma organica e strategica del commercio veneto, attesa da anni, che mette ordine a una normativa frammentata e risponde in modo concreto alle trasformazioni profonde del settore”, rimarca Bitonci. Domani in giunta approderà il disegno di legge “Disciplina del settore commercio nella Regione del Veneto”, fortemente voluto dal presidente Alberto Stefani tra le prime riforme da imbastire. “Negli ultimi anni- prosegue Bitonci- abbiamo registrato una contrazione significativa delle imprese commerciali, in particolare nei centri storici, mentre crescono e-commerce e grandi catene. Era necessario intervenire con una riforma capace di riequilibrare il sistema e sostenere il commercio di prossimità, che rappresenta un presidio economico e sociale fondamentale per i nostri territori”. Il testo esce da tre mesi di concertazione con associazioni di categoria, imprese, Enti locali e organizzazioni dei consumatori. “Il piccolo commercio è un patrimonio identitario e sociale dei nostri territori. Difendere i negozi di vicinato significa difendere la vita dei centri storici, il lavoro artigiano, le relazioni umane e l’economia reale che tiene unite le nostre comunità”, ricorda Bitonci. La nuova legge dunque unifica e semplifica il quadro normativo regionale, riducendo il numero delle disposizioni e introducendo procedure più snelle e digitalizzate. Si punta sulla semplificazione amministrativa, rafforzando il ruolo del Suap come punto unico di accesso e ampliando l’utilizzo della Scia, per facilitare l’attività delle imprese e ridurre i tempi burocratici.
Per il commercio all’ingrosso viene introdotta la comunicazione unica al Suap e alla Camera di Commercio, con il solo requisito dell’onorabilità. “Scelta politica netta: fiducia nelle imprese, controlli mirati ma non oppressivi, e superamento di procedure inutilmente complesse che spesso frenano chi vuole investire”, dice Bitonci. E’ poi “forte” il sostegno ai centri storici e al commercio tradizionale, “valorizzando i distretti del commercio e tutelando le botteghe storiche”. La legge introduce strumenti più incisivi “per governare l’abnorme sviluppo delle medie e grandi strutture di vendita”, con le medie strutture limitate a soli 400 metri quadri, prevedendo valutazioni preventive sull’impatto urbanistico, ambientale e viabilistico, oltre all’estensione degli oneri di sostenibilità. La ridefinizione del concetto di centro urbano rappresenta uno degli interventi definiti “più significativi”: vengono “escluse in modo chiaro le zone produttive, superando ambiguità interpretative del passato. Questa modifica non è solo tecnica, ma va a supportare i centri storici che negli ultimi anni hanno perso attività e vitalità, per riportare il commercio e i servizi nei cuori delle città contrastando desertificazione e degrado urbano”, dice la Regione. Parallelamente, “il disegno di legge incentiva con forza il contenimento del consumo di suolo, privilegiando il recupero di aree dismesse e degradate. Anche qui emerge una linea chiara: sviluppo sì, ma non a scapito del territorio”. Capitolo hobbisti: i Comuni potranno istituire mercatini dell’antiquariato e collezionismo e aumentano da sei a 10 le giornate annue per i non professionisti. “Questa misura ha anche una valenza sociale e territoriale: sostenere eventi locali, turismo e micro economie diffuse, rendendo i centri urbani più vivi e attrattivi”, conclude Bitonci.
Centri storici sempre più vuoti: la mappa di una crisi che attraversa tutte le città del Veneto
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