C’è un filo sottile che lega le radici alla crescita artistica di Tobia Lanaro, giovane cantante nato a Thiene il 19 dicembre 2000, che oggi divide la sua quotidianità tra la tranquillità di Villaverla e il fermento creativo di Milano. Un equilibrio cercato e difeso, perché, come racconta lui stesso, «la mia vita si divide tra Villaverla e Milano… ma tornare qui, dalle persone con cui sono cresciuto, mi aiuta a tenere la testa sulle spalle».
La musica, nel suo caso, non è stata una scoperta improvvisa, ma una presenza costante fin dall’infanzia. «Canto da quando ho memoria», spiega, ricordando l’influenza decisiva della famiglia e di esperienze formative come il musical Notre Dame de Paris, vissuto quasi come un rito domestico. «Ricordo i viaggi in macchina con i miei genitori a cantare tutta la colonna sonora», racconta, immagini che restituiscono l’idea di una passione cresciuta in modo spontaneo e autentico.
Il grande pubblico lo conosce nel 2015 grazie alla partecipazione a Ti lascio una canzone, un passaggio che segna profondamente il suo percorso. «Mi ha cambiato la vita, davvero. Esibirsi in prima serata su Rai 1 con un’orchestra è qualcosa di unico», dice. Ma al di là della visibilità, sono gli incontri a lasciare il segno: artisti come Fausto Leali, Mika e Chiara Galiazzo diventano esempi concreti di professionalità e umanità. «Ho capito che non importa quanto tu sia popolare: la gentilezza è fondamentale. Anzi, più grande è l’artista, più grande è la sua umiltà».
Nel suo racconto emergono anche figure che hanno inciso profondamente sul piano umano, come Fabrizio Frizzi e Peppe Vessicchio, ricordati con affetto sincero: «Due maestri di vita».
Tra i momenti più significativi del suo percorso c’è poi il 2018, quando una sua cover viene pubblicata sul canale ufficiale di Mina. Un episodio che lo colpisce non solo per il valore simbolico, ma anche per ciò che rappresenta: «Non penso serva aggiungere nulla su quanto sia leggendaria. Ma mi ha colpito anche la sua attenzione verso i nuovi talenti: non è affatto scontata».
La dimensione live diventa centrale nel 2019 con il Festival Show, dove Lanaro trova una nuova consapevolezza artistica. «È stato il momento in cui ho pensato davvero: voglio fare questo per tutta la vita», confessa. L’emozione di portare un proprio inedito davanti a migliaia di persone resta impressa: «Cantare davanti a 20mila persone che ti sorridono è una scarica di adrenalina che non dimenticherò mai».
Accanto ai palchi tradizionali, il suo percorso incrocia anche le nuove tecnologie, come nel caso del duetto in ologramma realizzato grazie al 5G. Un’esperienza che lo porta a riflettere sul rapporto tra musica e innovazione: «È stato incredibile… ma credo che oggi sia un rapporto di amore e odio: da una parte la tecnologia è uno strumento incredibile, perché facilita la produzione e permette alla musica di arrivare ovunque, a chiunque. Dall’altra, però, credo sia fondamentale che resti solo un mezzo e non un fine: non deve mai sostituire l’arte, la sensibilità e la manualità umana, che sono l’anima vera della musica.».
Fondamentale, nel suo percorso recente, è anche il rapporto diretto con il pubblico, costruito attraverso i social. Su TikTok ha sviluppato una community ampia e partecipativa, convinto che la musica sia prima di tutto condivisione: «Quando pubblichi un brano, in un certo senso non è più solo tuo: passa alle persone. Secondo me un artista deve sì cercare di arrivare a più persone possibili, ma senza forzare: meglio crescere in modo graduale,
partendo anche da una nicchia piccola ma davvero coinvolta, e costruire da lì qualcosa di solido. Quello, alla fine, è l’obiettivo».
In un mercato musicale sempre più affollato, Lanaro mostra una visione lucida e concreta. «Oggi è più facile emergere grazie ai social, ma molto più difficile distinguersi», spiega, sottolineando l’importanza di un’identità artistica forte. «Devi avere qualcosa che ti contraddistingue davvero. Non basta un momento virale, ma avere un personal branding è importantissimo. Cioè avere quella cosa che ti contraddistingue da tutti».
Uno sguardo realistico che si riflette anche nel suo giudizio sui talent show: «Non li demonizzo, ma sono programmi televisivi. Bisogna andarci sapendo chi si è, altrimenti rischi che costruiscano loro un personaggio che non ti rappresenta».
Oggi lo sguardo è rivolto al futuro, con un nuovo progetto discografico in fase di lavorazione. «Sto scrivendo tantissimo, sto lavorando a brani cuciti su di me», racconta, sottolineando l’importanza di aver trovato un team con cui condividere una visione autentica. «Un nuovo progetto musicale, 4-5 brani a cui sto lavorando proprio a quattro mani con questa autrice produttrice e lei ha anche un side project musicale che si chiama Diora Madama. Mi sta aiutando a scrivere brani che sembrano proprio cuciti totalmente su di me, canzoni un po’ più lente, più sentimentali, un po’ più felici, quindi sì c’è veramente di tutto. Sono andato a registrare in questo studio a Milano gestito da il tastierista dei NegraAmaro che si chiama Andro, che fa parte anche lui insomma del progetto e sono veramente tanto tanto contento».
L’obiettivo è chiaro: «Voglio fare musica che mi rappresenti davvero, crescere passo dopo passo. Poi certo, il sogno resta grande: sarei ipocrita a dire no non è vero, non voglio che vada viralissima la mia musica o che non vorrei esibirmi a San Siro, però per ora sto pensando proprio step by step nel senso voglio che la musica piaccia e voglio far crescere questa nicchia quindi ecco mi sto concentrando tanto sulla musica, sto scrivendo tantissimo».
Tra ambizione e consapevolezza, Tobia Lanaro costruisce così il suo percorso, mantenendo saldo un principio che attraversa tutta la sua storia: restare fedele a sé stesso, anche in un mondo che cambia velocemente.
Letteria Cavallaro
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