Le pietre contro poliziotti e carabinieri. Le bombe carta, le bottiglie, le barricate incendiate. Le pensiline danneggiate, le vetrate infrante, i negozi assaltati. A Milano, sabato 17 ottobre, una manifestazione contro il carovita è diventata l’occasione per devastare il centro della città, aggredire le forze dell’ordine e saccheggiare un negozio.

Atti criminali. Da condannare senza esitazioni, senza attenuanti ideologiche e senza quel “ma” che arriva puntuale a dimezzare ogni condanna.

Nessuna bolletta si abbassa sfondando una vetrina. Nessuno stipendio aumenta lanciando un sampietrino. Nessun affitto diventa sostenibile incendiando una barricata. Si producono altri danni, altre spese, altre vittime. E si colpiscono proprio quelle persone comuni delle quali si pretende di rappresentare il disagio.

Si proclamano contro le ingiustizie e le infliggono agli innocenti: distruggono il lavoro degli altri, aggrediscono chi garantisce la sicurezza e lasciano il conto a chi già fatica a vivere.

Il commerciante deve riparare il negozio, ricomprare la merce rubata e affrontare le perdite dell’attività interrotta. I cittadini subiscono i disagi e pagano il ripristino dei beni pubblici. Poliziotti e carabinieri rischiano di tornare a casa feriti per aver protetto persone e cose dalla furia di questi delinquenti.

Ai danni dei privati si aggiungono quelli dello Stato: mezzi, strutture e risorse impiegate per contenere la violenza e rimediare alle sue conseguenze. Il conto ricade sulle vittime e sui contribuenti. Cioè sul popolo italiano. Recuperarlo dai responsabili dovrebbe essere una priorità, perseguita fino in fondo.

Pagano anche quelli che non arrivano alla fine del mese. Quelli che rinunciano a una spesa necessaria. Quelli che avrebbero ragioni concrete per protestare e continuano a farlo senza distruggere nulla.

Ed è qui che comincia la seconda vergogna: la disponibilità di una parte della sinistra e dell’intellighenzia che ne amplifica le tesi a rivestire la violenza di una dignità politica che i suoi autori non hanno dimostrato.

La rabbia va compresa. Il disagio va analizzato. Le rivolte vanno collocate nella storia. Le ingiustizie precedenti vanno ricordate. Tutto trova spazio, tranne una condanna che non venga immediatamente indebolita da una precisazione.

Persino chiedere che i responsabili rispondano delle proprie azioni diventa una posizione sospetta di superficialità. Il negoziante, davanti alla vetrina distrutta, dovrebbe allargare lo sguardo. Il poliziotto, possibilmente, comprendere le cause del sasso che gli è arrivato addosso.

Una raffinatezza intellettuale esercitata sulla pelle degli altri.

Mds

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