“Nel giorno dedicato al sacrificio del lavoro italiano nel mondo, verremo meno alla riconoscenza verso le migliaia e migliaia di uomini e donne del Veneto che nei secoli sono stati costretti ad emigrare, se non ci impegnassimo affinché questa regione diventi sempre più luogo di opportunità per i giovani. Oggi, diversamente dai tempi dei nostri nonni e nonostante una narrazione spesso negativa, la nostra è una terra che ha tutte le carte in regola perché i migliori talenti possano realizzare il loro futuro e trovare risposte alle loro aspettative. Questa ricorrenza, quindi, diventa l’occasione per ribadire che continueremo il lavoro del tavolo di coordinamento tra Regione e Università, finalizzeremo un ‘piano casa’ adeguato e metteremo a sistema tutte le iniziative per creare sempre nuove condizioni che convincano i ragazzi a restare”. Questo il pensiero del presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, per la Giornata nazionale del sacrificio del Lavoro italiano nel Mondo che si celebra nella data della tragedia che, 70 anni fa, si verificò in Belgio nella miniera del Bois du Cazier, con la morte di 262 minatori, fra cui cinque veneti: Giuseppe Corso da Montorio Veronese, Dino Dalla Vecchia da Sedico, Giuseppe Polese da Cimadolmo, Mario Piccin da Codognè, Guerrino Casanova da Montebelluna.

“Ogni anno l’8 agosto rappresenta una ferita viva, che ricorda quale contributo di dolore abbia pagato il Veneto- sottolinea Stefani- a Marcinelle, tra i morti si contarono cinque nostri concittadini Veneti. Oltre alla memoria delle condizioni di lavoro disumane, oggi sembra incredibile solo pensare che le persone impiegate in miniera fossero considerate soltanto braccia da fatica, in base ad accordi internazionali che, con freddezza matematica, subordinavano al reclutamento di ognuno di loro l’invio di una quantità equivalente di sacchi di carbone all’Italia. Sia chiaro: se oggi il Veneto è uno dei poli produttivi più rilevanti a livello internazionale, lo deve anche a quel sacrificio e a quello di tantissimi altri che hanno lasciato casa e affetti per lavorare in tutto il mondo”. In ogni Paese che hanno raggiunto, i veneti “si sono rimboccati le maniche e soprattutto hanno visto apprezzato il loro lavoro a beneficio della nazione che li ospitava- prosegue Stefani- oggi, ovunque nel mondo, ancora esistono orgogliose e radicate comunità venete, come nel Rio Grande do Sul in Brasile o in Australia dove, diversi discendenti hanno raggiunto la guida di amministrazioni locali, o anche nella vicina Svizzera, dove è vivo il ricordo di un’altra grande tragedia, a Mattmark nel 1965, in cui trovarono la morte 17 lavoratori bellunesi. Onoriamo, quindi, con riconoscenza, l’impegno di tutti quelli che hanno cercato risposte altrove quando, nella nostra terra, sembravano non essercene. Giovani e famiglie che spesso hanno pagato il prezzo più alto per il riscatto economico e sociale, ma che portano nel cuore le loro origini e la loro identità”.

 

“Celebrare il 70esimo della tragedia di Marcinelle significa non solo ricordare la storia dell’emigrazione italiana, la storia di un paese che, uscito distrutto dalla guerra e dalla dittatura nazifascista, fu costretto a vedere centinaia di migliaia dei suoi figli andarsene per cercare speranza di vita e di futuro in altri paesi, obbligati ai lavori più umili per poter sopravvivere. Significa soprattutto ricordarci che sviluppo economico, progresso tecnologico e profitto non possono calpestare diritti e dignità dei lavoratori e la loro sicurezza sul lavoro, ancora oggi lontana dall’essere garantita pienamente”. Lo ribadisce Massimiliano Paglini, Segretario generale di Cisl Veneto, in occasione dell’anniversario del più grave disastro minerario della storia europea contemporanea. Non a caso, l’8 agosto è stato dichiarato Giornata nazionale del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo e la Commissione Ue ha proposto di istituire in tale data la Giornata europea in memoria delle Vittime sul lavoro. Il leader della Cisl regionale partecipa in questi giorni, insieme alla delegazione nazionale del sindacato, alle commemorazioni ufficiali alla miniera del Bois du Cazier, in Belgio, oggi Patrimonio dell’Umanità Unesco. “Essere qui dove morirono 136 italiani, di cui cinque veneti- sottolinea Paglini significa dire con chiarezza che la sicurezza e la dignità del lavoro e di ogni essere umano si praticano concretamente, a partire dal rispettare e dal far rispettare i diritti umani e universali”.

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