Una diffida e messa in mora all’azienda sanitaria competente, per sollecitare l’attivazione urgente della procedura di suicidio medicalmente assistito, è stata presentata a una donna di 77 anni della provincia di Treviso, Maria Cristina, affetta da settembre da un mesotelioma pleurico irreversibil. Lo rende noto  l’associazione Luca Coscioni Inizialmente decisa ad andare in Svizzera, la donna lo scorso 25 marzo ha chiesto all’azienda sanitaria la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito, poiché in possesso dei requisiti individuati dalla Corte Costituzionale nella sentenza Cappato/Dj Fabo: patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che considera intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.
“Tuttavia, a oltre due mesi dalla richiesta – denuncia la ‘Coscioni’ – non è ancora stata sottoposta nemmeno alle visite domiciliari da parte della commissione multidisciplinare.

Il 30 aprile, assistita dal team legale coordinato da Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, la donna ha inviato la diffida. La risposta dell’Ulss, giunta il 5 maggio, si è limitata a informare che le verifiche sono ‘tuttora in corso’, senza fornire però tempistiche certe”.

    “Chiedo una morte dignitosa – afferma la 77enne nella nota – e chiedo che mi venga garantito il rispetto della legge e al più presto. Perché, dopo, potrei non essere più in grado di sostenere battaglie burocratiche”.
“Auspichiamo che si dia a Maria Cristina una risposta in ‘tempi celeri’ come previsto dalla Corte costituzionale, e si approvi la legge Liberi Subito”, dichiarano Marco Cappato e Filomena Gallo.

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