La politica veneta come un grande palcoscenico, dove il caso del Tribunale della Pedemontana si trasforma in un copione a più voci. Da un lato la maggioranza, che rilancia. Dall’altro l’opposizione, che smonta. In mezzo, un territorio che chiede risposte.

La proposta della maggioranza
Tutto parte da Morena Martini della lista Stefani Presidente. A Palazzo Ferro Fini la consigliera regionale ha presentato la risoluzione n. 22 per istituire il Tribunale di Bassano del Grappa, ribattezzato ‘Tribunale della Pedemontana Veneta’, con l’obiettivo di accelerare l’iter legislativo e garantirne la piena operatività. Attorno a lei, una platea istituzionale di peso: il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, il presidente della Commissione Giustizia della Camera Ciro Maschio, consiglieri regionali, amministratori locali e rappresentanti del mondo economico.

“L’iniziativa nasce dall’esigenza di rafforzare la presenza della giustizia in un’area strategica come quella della Pedemontana veneta, caratterizzata da un’elevata densità demografica e da un tessuto economico tra i più dinamici del Paese-ha spiegato Martini-La soppressione del Tribunale di Bassano del Grappa ha infatti determinato negli anni criticità nell’accesso ai servizi giudiziari, con conseguenti disagi per cittadini, professionisti e imprese. La riattivazione del presidio rappresenta pertanto un intervento fondamentale per garantire un sistema giustizia più efficiente, accessibile e vicino al territorio”. Il sindaco di Bassano, Nicola Finco,  ha sottolineato la forte unità del territorio nel chiedere il tribunale: un’area in crescita, dove tempi rapidi della giustizia sono decisivi per sviluppo ed economia. Ora la decisione spetta al Parlamento. Per il sindaco di Cittadella, Luca Pierobon, si tratta di un territorio dinamico sostenuto trasversalmente dai sindaci, che chiedono risposte concrete in tempi certi. Dal mondo produttivo, Alessandro Bordignon evidenzia che il tribunale è una leva di competitività per le imprese e per un sistema economico già sotto pressione. L’avvocata Giulia Vigna ribadisce che il presidio servirebbe tutto il Veneto e invita ad accelerare l’iter legislativo già avviato. Il deputato Ciro Maschio conferma il sostegno e punta a portare il disegno di legge in aula entro il 2026, sottolineando il valore dell’intervento anche per l’equilibrio territoriale e la sicurezza. Infine, il sottosegretario Andrea Ostellari parla di un progetto strategico per il Veneto, accompagnato da nuove assunzioni e investimenti, senza penalizzare altri territori.

Il controcanto del PD
Poi però, come in ogni narrazione che si incrina, arriva il controcanto. E qui entrano in scena i consiglieri dem Antonio Dalla Pozza, Giovanni Manildo e Andrea Micalizzi. Il loro giudizio è tranciante: più che una riforma, una mossa elettorale. “Il Tribunale della Pedemontana non è la soluzione ai problemi del sistema giudiziario. Il nodo vero resta la carenza di organici: invece di presentare risoluzioni rivolte a loro stessi, gli esponenti del centrodestra pensino a rinforzare i tribunali esistenti”.

“Appare abbastanza grottesco che gli esponenti della maggioranza al governo della Regione e del Governo nazionale presentino per l’ennesima volta la richiesta di accelerare i tempi per portare a termine un progetto di legge sull’istituzione del tribunale della Pedemontana da loro stessi proposto. Il tutto, peraltro, con un tempismo sospetto, visto che ci avviciniamo nuovamente alla campagna elettorale per le Politiche e che è evidentemente forte la tentazione di illudere amministrazioni locali, imprese e cittadini, lasciando tuttavia irrisolti i nodi fondamentali che riguardano il sistema giudiziario”.

Organici contro nuove sedi
La presa di posizione è dei consiglieri regionali del PD,  Antonio Dalla Pozza , Giovanni Manildo e Andrea Micalizzi  Questo, in merito alla risoluzione presentata dalla consigliera regionale Morena Martini. “Rispettiamo la preoccupazione espressa delle categorie economiche del vicentino – afferma il dem vicentino Dalla Pozza – ma riteniamo che la re-istituzione del Tribunale di Bassano del Grappa non sia la soluzione ai problemi di efficienza del sistema giudiziario che frenano le imprese, mentre lo sarebbe il ripristino degli organici del Tribunale di Vicenza: sia dal punto di vista del personale di cancelleria che per i magistrati in servizio, cosa che garantirebbe una maggior celerità nella presa in carico della cause e nella definizione dei contenziosi”. Secondo Manildo “è l’ennesimo atto politico con cui la maggioranza dice a se stessa cosa fare suona come un chiaro segnale del fatto che questa non è una battaglia per portare efficienza, ma per andare a caccia di consensi, con una modalità che abbiamo visto in più occasioni, dalla sanità al sociale, dalla sicurezza all’ambiente”. Micalizzi sottolinea: “Servono risorse e un piano straordinario di assunzioni per potenziare i tribunali esistenti, non moltiplicare le sedi senza coperture”.

Infine, la conclusione dei dem: “Questa è una narrazione propagandistica. La realtà dice che, a partire dai tribunali di Vicenza, di Treviso e di Padova, gli organici sono in enorme sofferenza, col rischio di essere ulteriormente ridotti per rincorrere la promessa di un ulteriore presidio bassanese. La realtà è che mentre il ‘medico ministeriale’ di via Arenula studia, il ‘paziente giustizia’ è in agonia, con sofferenze che hanno pesantissime ricadute nella vita quotidiana di cittadini ed imprese. Si abbandoni dunque questa strada e si apra immediatamente un confronto in cui il Governo metta nero su bianco le cifre di questa riforma e dimostri non solo che non vi saranno tagli ai tribunali esistenti, ma che gli stessi verranno messi nelle condizioni di lavorare a pieno organico: solo allora potremo ragionare assieme in merito alla sensatezza di un nuovo tribunale in Veneto”.

di Redazione AltovicentinOnline

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