I militanti ci credono ancora, ma c’è anche chi dichiara a microfoni spenti che siamo al capolinea con un Luca Zaia preso più dai suoi podcast che dal futuro di un partito, del quale in fondo non ha bisogno. La nuova formazione politica di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, ha riacceso e reso più visibili le tensioni interne alla Lega, che appare oggi come il partito più in difficoltà sul fronte dei consensi e della coesione interna. A rendere il quadro ancora più delicato c’è un elemento numerico molto chiaro: secondo l’ultimo sondaggio Swg, Lega e Futuro Nazionale vengono accreditati più o meno della stessa percentuale, attorno al 5,3%. Un dato che pesa, perché segnala come l’ex generale, fino a poco tempo fa uno dei vice di Matteo Salvini, si stia muovendo nello stesso bacino elettorale della Lega, sottraendole voti e identità.

Questa competizione diretta si inserisce in una fase già tesa per il partito. Una settimana fa una riunione interna aveva messo in luce malumori e divisioni, soprattutto sul futuro della leadership e sulla linea politica. Dopo quell’incontro è calato un silenzio che la dice tutta su quanto si vive all’interno del partito che sta affrontando una crisi storica che potrebbe determinare la fine. Oggi Matteo Salvini ha rotto il silenzio con  un’intervista al Corriere della Sera, con cui dice “tutto e niente”:  ha cercato di rassicurare i militanti, ma ha anche fissato dei punti fermi. .

«Lo Statuto della Lega non cambia». Una frase che di fatto congela per ora l’ipotesi, circolata nelle ultime settimane, di uno sdoppiamento della Lega in due anime, una settentrionale e una del Centro-Sud, che rispondano a esigenze e storie diverse. Un’operazione di questo tipo richiederebbe appunto una modifica statutaria, che il segretario esclude almeno nel breve periodo: «Per ora non cambia, ci penseremo fra tre anni», ha continuato.

E poi ci sono l’ex governatore del Veneto Luca Zaia e il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. Entrambi sono percepiti come figure di governo solide, radicate nei territori, capaci di parlare a un elettorato più moderato. «Zaia e Fedriga non si sono fatti avanti e non c’è urgenza di nominare un vicesegretario. Zaia ha sempre detto che di Lega ce n’è una sola». È un modo per ribadire che la guida del partito non è in discussione e che, almeno ufficialmente, non esiste una corrente organizzata pronta a sfidarlo.

E sul  rapporto con Roberto Vannacci ha detto: «Non mi interessa. Troppe ne ho viste e troppe ne vedrò», ha tagliato corto, spostando poi il discorso su un piano più generale, quello del trasformismo politico, e invocando una riflessione sul vincolo di mandato: «C’è gente che ha cambiato tre partiti». Il tentativo è quello di non alimentare ulteriormente la visibilità del nuovo soggetto politico, ma la realtà dei numeri dice che la concorrenza di Futuro Nazionale è concreta e rischia di erodere ulteriormente il consenso leghista, soprattutto tra gli elettori più sensibili ai temi identitari e alla protesta.

La fotografia che emerge è quella di una Lega in cerca di rotta, sospesa tra il progetto nazionale costruito da Salvini negli ultimi anni e la spinta di una parte del partito che vorrebbe tornare a puntare con più decisione sul Nord, sulle autonomie e su un profilo meno aggressivo. Il segretario, per ora, mantiene saldamente il controllo formale: blinda lo Statuto, rinvia ogni discussione sulla leadership, propone una cabina di regia per dare voce ai territori e, almeno a parole, liquida la sfida di Vannacci. Ma la combinazione di sondaggi poco confortanti, nuove sigle in crescita e governatori molto popolari alle spalle rende questa fase una delle più delicate della storia recente del Carroccio. Quanto la nuova architettura interna immaginata da Salvini riuscirà davvero a ricompattare il partito, lo diranno i prossimi mesi.

di Redazione AltovicentinOnline

 

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