Una sciocchezza, davvero una banalità, ma gli è costata cara, a suon di botte, fino al ricovero in ospedale. Don Francesco Filiputti, ieri pomeriggio, lunedì 15 giugno 2026, è stato aggredito nella parrocchia di San Bartolomeo, nella periferia di Treviso. Perché? Solo perché aveva sequestrato la pistola ad acqua a un 15enne, al quale ha poi scritto una lettera.
«Mi spiace per te che hai reagito così per una pistola ad acqua sequestrata. Mi dispiace perché, tra i tanti linguaggi che avresti potuto usare per esprimere il tuo fastidio, hai scelto l’unico sempre sbagliato. Mi dispiace per le tante persone che frequentano questi spazi di quartiere, perché la gioia e la tranquillità di uno dei tanti pomeriggi rumorosi qui sono state violate. Mi dispiace perché, nonostante l’impegno e i tentativi, non riesco mai abbastanza a trovare le modalità e i linguaggi giusti per disinnescare le tensioni e costruire… ho anch’io i miei limiti…».
«Certo, con alcuni abbiamo e stiamo costruendo. Vorremmo, senza nulla togliere alle responsabilità di cui con questo gesto ti sei caricato, costruire anche con te. Se vuoi, con calma e col tempo che serve… noi siamo qui. Certo, ci vuole coraggio per mettersi in discussione… spesso nemmeno noi adulti ne siamo capaci, ma è l’unico modo per diventare davvero uomini – conclude –. Chiudo ringraziando tutti per la vicinanza. Ringrazio anche il personale del pronto soccorso e le forze dell’ordine. Alla fine, nonostante l’età e qualche antidolorifico da prendere stasera, sono in forma quasi perfetta, senza nulla di rotto e solo una gran botta alla schiena».
Una vicenda che fa riflettere ancora una volta sull’aggressività e il malessere dei nostri giovani, ma che ci insegna anche che esistono ancora parroci disposti a lottare, a scendere per strada per riportare sulla retta via quei ragazzi che, a volte, grazie alla Chiesa, possono essere recuperati e guidati. Grazie don Francesco.
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