Dopo l’esplosione del caso del parroco di Sarcedo, don Fabio Miglioranza, che ha attaccato l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Elena Donazzan, l’opinione pubblica si è spaccata in due. Tra chi sostiene che i religiosi dovrebbero stare fuori dalla politica e chi lo difende dichiarando che seppur con parole forti, il don si sarebbe come ribellato ad un modo di fare propaganda, che cozzerebbe con i principi della dottrina cattolica. Della serie: “Sono cristiano, ma non me ne frega niente dei barconi dei migranti che affondano nel Mediterraneo”. Nel dibattito è intervenuto il consigliere scledense Carlo Cunegato, che punta l’indice contro chi a suo dire, si proclama cattolico orgoglioso, ma dice pubblicamente cose che sarebbero la negazione della religione che dice di voler difendere strenuamente.
Cunegato, partiamo da Elena Donazzan. Nel suo post social di oggi che colpisce moltissimo, Lei la definisce un simbolo di una certa destra che si dice cristiana. In che senso?
“Donazzan, come molti a destra, si definisce ed esibisce come “cristiana”, ma le sue posizioni sono agli antipodi rispetto allo spirito del Vangelo. Gesù è una figura dirompente, un rivoluzionario: ha voluto sostituire la rigida Legge ebraica con la legge dell’amore.
“Ama il prossimo tuo come te stesso”, “porgi l’altra guancia”: questo è il cuore del messaggio evangelico. Quello che vedo in lei, invece, è l’uso del cristianesimo come etichetta identitaria e politica, non come pratica di misericordia verso gli ultimi.
“Ama il prossimo tuo come te stesso”, “porgi l’altra guancia”: questo è il cuore del messaggio evangelico. Quello che vedo in lei, invece, è l’uso del cristianesimo come etichetta identitaria e politica, non come pratica di misericordia verso gli ultimi.
Lei nel suo post parla di un episodio del 25 aprile 2021. Che cosa è successo e perché lo ritiene così grave?Il 25 aprile 2021 Donazzan è andata a commemorare dei nazisti. Per me questo basta a definire un solco profondo. Il nazismo, insieme al fascismo, ha fatto precipitare l’umanità nella voragine dell’abisso del male: guerra, genocidio, annientamento dell’Altro. Chi si richiama al Vangelo, che è annuncio di pace, non può permettersi alcuna indulgenza verso quelle pagine di storia. È una contraddizione talmente plateale da risultare quasi insopportabile.
Caso don Fabio Miglioranza. Che cosa ha fatto, secondo lei, per meritare una denuncia?
La sua “colpa” è aver detto la verità con parole nette, dopo le vicende di Marostica. Lui ha scritto: «Provo disgusto e sdegno nel vedere la strumentalizzazione che ignoranti politici stanno facendo di questa esperienza, seguiti da persone che sanno soltanto propagare odio e violenza. Questi, che si ergono a difensori dei valori cristiani, sono i primi a tradirli e ad essere più che discepoli di Cristo, testimoni di Satana e della sua opera di male». Sono parole dure, sì, ma io ne condivido ogni sillaba. Ho provato lo stesso disgusto e lo stesso sdegno. Don Fabio ha semplicemente chiamato le cose con il loro nome.Alcuni potrebbero obiettare che i toni di don Fabio sono eccessivi. Lei cosa risponde?
Rispondo che Gesù, davanti all’ipocrisia, non è mai stato tenero. Ha chiamato i suoi avversari “farisei”, “sepolcri imbiancati”. L’ipocrisia è uno dei suoi bersagli principali: chi esibisce dei valori morali in pubblico per conquistare consenso, ma poi non li vive, anzi li tradisce. Oggi l’ipocrisia è quella di chi va in chiesa, si batte il petto, si dice difensore della civiltà cristiana e poi magari esulta perché una barca di migranti fa naufragio. Di fronte a questo, la mitezza diventa complicità. Don Fabio ha scelto la franchezza evangelica.
Lei parla di “due religioni” che convivono nel nostro Paese. Ce le descrive?
La religione, in Italia, è sempre stata vissuta in due modi antitetici. Da una parte c’è la religione come instrumentum regni: strumento dei dominanti, giustificazione della monarchia assoluta, del potere dei potenti, legittimazione di una gerarchia sociale costruita per rendere accettabili sfruttamento e ingiustizia. È la religione dell’Inquisizione, dell’odio delle Crociate. Questa, per me, è la religione di Donazzan: una religione che discrimina, che alimenta l’odio e che oggi sopravvive anche nella forma dell’islamofobia.
Dall’altra c’è la religione come itinerario spirituale, esercizio di povertà, spoliazione del superfluo per vivere l’essenziale. La religione di chi si è fatto “nudo” come il Cristo nudo, di chi si è scagliato contro le gerarchie del denaro e del potere per stare dalla parte degli ultimi.
In questo secondo filone lei colloca figure come San Francesco. Perché è importante questo richiamo storico?Perché mentre c’era chi benediceva le Crociate, c’è stato anche chi , come San Francesco, ha scelto un’altra strada. Francesco è capace di dialogare amorevolmente con il sultano d’Egitto Malik al-Kamil, nel pieno del clima di scontro tra cristiani e musulmani. Quell’incontro dice che è possibile un cristianesimo che non è odio dell’altro, ma apertura, fraternità universale. È il modello a cui si richiama anche don Fabio: non a caso è un frate cappuccino, e i cappuccini fanno parte della famiglia francescana. È dentro quella tradizione di povertà, di vicinanza agli ultimi, di critica al potere.
Che cosa rappresenta, allora, oggi don Fabio per lei?
Don Fabio è il volto di una Chiesa che non si lascia intimidire dai potenti e continua a parlare il linguaggio del Vangelo degli ultimi. È il prete che, come Don Gallo e altri preti di strada, non si chiude in sacrestia ma sta tra la gente, tra i poveri, tra gli scartati. Io sono certo che non si farà intimidire da questi moderni “sepolcri imbiancati”. Ha la forza e la dignità di chi crede davvero in quello che annuncia. E so che non è solo: “Don Fabio, siamo con te in tanti”.
In conclusione, al di là dei singoli nomi, qual è il nodo politico e morale che questa vicenda porta a galla?
Il nodo è questo: da che parte sta la religione? Dalla parte del potere o dalla parte degli ultimi? Nel conflitto tra la religione di Donazzan e quella di don Fabio non c’è solo una querela, c’è una scelta di civiltà. Possiamo usare il cristianesimo come bandiera identitaria per escludere, colpire, spaventare, o possiamo viverlo come cammino di spoliazione, di accoglienza, di difesa degli oppressi. Io non ho dubbi su quale sia il Vangelo. E nemmeno, francamente, su quale delle due religioni tradisca di più il suo spirito.
N.B.
https://www.altovicentinonline.it/cronaca/sarcedo-ti-perdono-e-ti-denuncio-donazzan-querela-don-miglioranza/
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