“Non è un periodo facile e non avrebbe senso raccontarlo diversamente. Ma proprio perché la fase è complessa, abbiamo tutti il dovere di usare dati e parole con responsabilità: un rallentamento produttivo o il ricorso alla cassa integrazione non possono diventare automaticamente sinonimo di crisi aziendale. Al contrario: l’accesso al dispositivo della cassa integrazione per affrontare un momento di difficoltà, è un aspetto qualificante per la competitività del nostro paese: permette di non disperdere competenze”, spiega Mario Roberto Carraro è vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega alle Relazioni industriali.

Dopo dodici trimestri consecutivi di contrazione, nel secondo trimestre 2026 la produzione manifatturiera vicentina è tornata lievemente positiva, +1,1% su base annua. “Non è una ripartenza risolutiva, ma una prima inversione dopo tre anni difficili. Gli ordini ci sono e mediamente le aziende hanno lavoro, ma non siamo ai livelli del post-Covid e in molti comparti i margini si sono fortemente assottigliati, talvolta fino a rendere difficile remunerare investimenti e rischio d’impresa”.

Il mercato del lavoro, intanto, ha retto. Il Sestante di Veneto Lavoro registra nel secondo trimestre un saldo positivo di circa 1.000 posizioni in provincia di Vicenza e un aumento degli avviamenti nel metalmeccanico. In Veneto il tasso di disoccupazione rilevato dall’Istat è al 3,2%.

“Non cancella le singole difficoltà, ma impedisce di descrivere il territorio come se fosse davanti a una crisi occupazionale generalizzata. Ad agosto la disoccupazione era al 5% nell’area OCSE, al 6,1% nell’UE, al 6,4% nell’area euro e al 6,2% in Italia. Le imprese continuano a cercare di trattenere competenze, inventiva e conoscenza dei processi. L’ultima cosa di cui ci si vuole privare sono le persone, prima vera risorsa delle aziende. Verso le quali sentiamo anche una forte responsabilità sociale.”.

A preoccupare è soprattutto la capacità di investire. Guerre e instabilità internazionale, costo dell’energia, deficit europeo di capitali, ritardo negli investimenti sull’intelligenza artificiale e complessità normativa aumentano il rischio delle decisioni industriali. “Molte aziende stanno reggendo, ma prima di impegnare capitale in nuovi impianti, tecnologie o ampliamenti ogni investimento viene valutato con molta più cautela. Se aumenta l’incertezza, si riduce inevitabilmente la propensione a investire. È una naturale gestione del rischio d’impresa”.

Ed è qui, secondo Carraro, che diventano decisive le risposte dell’Europa. “Da anni diciamo che il problema europeo è anche di scala. Abbiamo 27 sistemi nazionali, mercati dei capitali ancora troppo frammentati e dimensioni che rendono molto più difficile competere con Stati Uniti e Cina sugli investimenti, sulla tecnologia, sulla produzione di energia e sull’intelligenza artificiale”.

Carraro richiama in particolare il cosiddetto “28° regime”, annunciato dalla Commissione europea come uno degli strumenti centrali per permettere alle imprese di nascere e crescere nel mercato unico attraverso un quadro normativo comune, alternativo ai diversi regimi nazionali.

“Il 28° regime era stato annunciato, in primavera, con grande enfasi, come una delle risposte alla frammentazione europea. Ora è sparita dai radar. Per un’impresa che deve decidere oggi se e dove investire quella frammentazione è ancora lì. L’Europa non può permettersi che tra l’individuazione di un problema, la proposta della soluzione e la sua effettiva applicazione trascorrano anni. Nella competizione globale il tempo conta quanto le risorse”.

Lo stesso vale per l’Italia, dove alla debolezza della crescita e al costo dell’energia si somma il peso della burocrazia. “Quando un investimento richiede autorizzazioni dai tempi incerti, passaggi sovrapposti e interpretazioni differenti, l’incertezza diventa un costo e può indurre a rinviare, ridimensionare o spostare l’investimento”.

Da qui la proposta avanzata dalla presidente di Confindustria Vicenza Barbara Beltrame Giacomello di sperimentare nel Vicentino, o più ampiamente in Veneto, una Zona Speciale di Semplificazione. “Non chiediamo necessariamente agevolazioni fiscali. Proviamo invece a costruire un territorio nel quale procedure, autorizzazioni e tempi amministrativi siano più semplici, certi e misurabili. Facciamone un laboratorio e verifichiamo quanti investimenti può liberare una pubblica amministrazione meno complessa”.

Il richiamo alla responsabilità riguarda però anche le parti sociali. “Negli ultimi giorni sono stati portati davanti all’opinione pubblica scenari di crisi e di possibili licenziamenti, associando nomi di aziende a situazioni che non hanno alcuna procedura di crisi aperta né licenziamenti annunciati. Sono rappresentazioni che non corrispondono alla realtà delle singole situazioni e che rischiano di generare allarme tra lavoratori e famiglie e incertezza tra clienti e fornitori. La CIG può servire proprio a gestire un rallentamento temporaneo e a salvaguardare occupazione e competenze”.

“Viviamo una fase in cui il debito pubblico limita gli spazi di intervento e dobbiamo contemporaneamente garantire servizi essenziali come scuola, sanità e sicurezza. Non possiamo attribuire ogni problema alla politica, né immaginare che l’Italia possa essere un’isola rispetto a ciò che accade nel mondo. La responsabilità è della politica e degli amministratori, certamente, ma anche delle imprese, dei sindacati, del terzo settore e della società civile”.

“Credo sia arrivato il momento in cui il gioco delle parti deve lasciare spazio alla razionalità, alla collaborazione e alla responsabilità. Le aziende stanno facendo da anni la loro parte, cercando di difendere occupazione e competenze anche durante una lunga fase di produzione debole. Ora dobbiamo sederci attorno a un tavolo, affrontare i problemi di oggi e soprattutto quelli strutturali che frenano il Paese. Abbiamo molte fragilità, ma anche una grande forza da cui ripartire: le persone che lavorano nelle imprese di questo territorio. Imprese, sindacati e istituzioni hanno davanti la stessa sfida: liberare la produttività del territorio. Nessuno può vincerla da solo, tutti possono perderla separatamente”.

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